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Recensione film Tutti contro Tutti

Mastro Alf76 l’ha raccontato anche recentemente, quando si finisce in una spirale negativa bisogna armarsi di molta pazienza, perché per un po’ di tempo si rimarrà imbrigliati nei suoi gironi. E mentre il nostro ReCensore sembra sia riuscito a trovare una via di fuga dal labirinto grazie a David Grossman, la sottoscritta vi è caduta dentro e non vede per nulla la luce. Continuiamo quindi a parlare di novità cinematografiche che non riescono a raggiungere la sufficienza.

Oggi, in particolar modo, sono davvero triste perché il film di cui ci occuperemo è di casa nostra, e negli ultimi mesi ho visto molte pellicole nostrane davvero dignitose, corredate da buona recitazione e equilibrata trama. Insomma, uno spiraglio d’innalzamento qualitativo non indifferente! E non mi riferisco all’ottimo “E’ stato il Figlio” che si commenta da sé, bensì a “L’amore imperfetto” o “Come non detto” titoli da cui ci si aspettava poco e che invece ci hanno riservato personaggi efficaci e narrazione strutturata, instillandoci fiducia per un futuro in cui il cinema italiano non fosse più associato alla risata becera.

Ok, mettiamola così, dobbiamo ancora assestare il tiro, oppure la richiesta di opere dalla struttura esile è ancora troppo elevata per una loro totale eliminazione. Quindi, ecco che all’orizzonte appare “Tutti contro Tutti”, un film dalla trama più che intrigante, ma la cui realizzazione mi ha lasciato perplessa.

La storia di una famiglia che, una domenica qualsiasi, rientrando dalla chiesa si ritrova la casa occupata da estranei, è potenzialmente davvero esplosiva e potrebbe aprire la porta a un paio di ore costellate da situazioni comico-grottesche. E, in effetti, le stravaganze non tardano ad arrivare: i malcapitati si ritrovano in un attimo senza fissa dimora e, non essendo protetti da un valido contratto, devono inizialmente condividere 60mq (l’appartamento della sorella del protagonista) con una decina di persone, sino al momento in cui decidono di riprendersi il proprio alloggio. Questo punto è quello attorno al quale si sviluppa tutto il film e su quel pianerottolo, di fronte ad una porta costantemente sprangata, su cui si accampano Anna e Agostino con figli e nonno, tutto si sgretolerà: al di là dello schermo la famiglia, al di qua sarà la nostra pazienza a venir meno molto rapidamente.

L’assenza di direzione è l’elemento che maggiormente spicca in un’opera che fa la spola tra il dramma (che talvolta si avvicina pericolosamente al piagnisteo) e la commedia amara (con siparietti nazional-popolari evitabili).  Potremmo bonariamente definirlo un esperimento: avuta una buona idea, la si è applicata ogni quindici minuti a un diverso genere cinematografico e, in base a quale quarto d’ora avrà migliore critica, si saprà quale sentiero imboccare in futuro. Nello stesso tempo, però, i poveri inconsapevoli beta-tester, si saranno sorbiti un film senza arte né parte che riesce solo a colpire per il continuo cambio di direzione.

A nulla serve il curriculum del cast e il plus dato della bellezza di Kasia Smutniak, la pellicola è debole e non cambio idea: bocciato. Ammetto invece di essere incuriosita dall’opera teatrale “Agostino” menzionata nelle note di regia, perché si sa, talvolta i risultati possono essere molto diversi 🙂

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