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Il discorso di Reagan ed il Muro di Berlino

Ho un dubbio atroce: posso inserire all’interno della sezione “Fotografia” la riproduzione di un foglio A4 battuto a macchina? Facciamo che inizio a scrivere e mi auto-convinco che non sia una orrenda forzatura, e vediamo come va…

Ho già svelato, quindi, che racconterò di un foglio bianco con paroline nere. Togliamoci immediatamente il dubbio e scopriamone l’autore: si tratta di Peter Robinson.

“Peter chi?”

Peter Robinson. L’anno è il 1987, e Peter è stato assunto alla Casa Bianca da meno di un anno. Dopo una laurea prestigiosa ed una lunga pratica da giornalista presso una delle più serie riviste conservatrici americane, è stato chiamato a collaborare con lo staff presidenziale. E nel 1987 il presidente USA è Ronald Reagan, che si stava preparando per un viaggio ufficiale in Germania ed una visita a Berlino. La preoccupazione degli esperti di comunicazione americana non era, per una volta, la corsa agli armamenti o la potenza bellica sovietica, ma aveva assunto le fattezze di una voglia sulla fronte: Mikail Gorbachov aveva da poco pubblicato il suo libro “Perestroika” ed era osannato da tutto il mondo come vero “uomo del cambiamento”.

Peter è rimasto un giornalista dentro il cuore, e una volta giunto a Berlino fa quello che gli viene naturale: parla con la gente, “lavora sul campo”, coglie pensieri e sensazioni. E prepara un discorso che diventerà celebre per una frase, pronunciata davanti alla Porta di Brandeburgo e al famigerato Muro: “Mr. Gorbachov, open this gate! Mr. Gorbachov, tear down this wall!”

Si tratta di un passaggio certamente duro, ed evidentemente poco diplomatico. Il National Security Council cercò di eliminare del tutto quella parte del discorso, e lo si vede bene nella bozza del discorso, quel foglio A4 a cui facevo riferimento a inizio post:

Andò diversamente. Reagan vestì i panni del presidente deciso, impose la sua scelta e pronunciò quelle parole nonostante il parere opposto dei diplomatici, preoccupati da una possibile interruzione del dialogo sul disarmo nucleare. Qualche anno dopo, mentre il Muro crollava sotto il peso del fallimento del comunismo e sotto le gioiose picconate dei cittadini tedeschi, diversi berlinesi dell’Est ricordarono come quelle parole, rimbalzate attraverso collegamenti clandestini con le radio e le tv della parte libera, furono una fonte di speranza e di incoraggiamento. E nel settembre del 1990, lo stesso Ronald Reagan, ormai ex presidente, fu chiamato a Berlino per dare alcuni colpi di piccone ad un muro che era stato abbattuto un anno prima anche grazie ad un discorso che non doveva essere pronunciato.

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