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Recensione film La Frode con Richard Gere

Esce oggi nei nostri cinema “La Frode” (“Arbitrage”) film dall’argomento più che mai attuale che ruota attorno ad un magnate della finanza, un uomo affascinante con una splendida moglie impegnata nel sociale e una figlia che sta per prendere le redini dell’impero di famiglia, il quale alla vigilia del suo sessantesimo compleanno si ritrova con un paio di problemini: un’amante bella e giovane, artista ambiziosa e donna capricciosa, e un’azienda da vendere prima che il fisco scopra le sue frodi, appunto.

Richard Gere è Robert Miller l’uomo d’affari che nell’arco di una notte rischierà la vita, la società e tutto ciò che gli starà a cuore pur di sopravvivere. Un fatale errore darà il via, infatti, a una corsa contro il tempo, la sabbia nella clessidra scorrerà veloce e al termine il nostro protagonista avrà problemi di ogni sorta, soprattutto di libertà. Robert riuscirà a calmare tutte le sue donne e a vendere una società oramai con le ore contate?

Arbitrage_RichardGere_byMylesAronowitz

“Arbitrage” nonostante quello che si potrebbe credere non focalizza però sui reati finanziari (per intenderci, non è un film del calibro di “Wall Street”). Sin dai primi fotogrammi intuiamo che il dio-denaro sarà la forza motrice, il filo rosso, che indurrà Robert a fare di tutto pur di non pagare il dazio e, forse, questo è l’aspetto più intrigante di una pellicola che potremmo definire un dramma in salsa suspense che ben intrattiene, ma non stupisce.

A questa nuova prova Gere si presenta in forma, anche se in un ruolo che – a ben vedere – ha già ricoperto in passato, motivo (forse) per cui non buca mai lo schermo. Impossibile, infatti, non accorgersi di quanto il nostro Robert sia la summa di precedenti mariti fedifraghi, uomini d’affari e persone dai mille segreti (alcuni al limite dell’illecito) già impersonati dall’attore americano.

Per il suo esordio alla regia Nicholas Jarecki non si è davvero fatto mancare nulla e Gere è solo una delle superstar presenti sul set. Nei panni della stoica consorte ritroviamo, infatti, la meravigliosa Susan Sarandon (purtroppo sacrificata in un angolo) mentre la figlia della coppia avrà il volto della giovane attrice Brit Marling – incontrata a Locarno 2012. Al di fuori della famiglia Miller troviamo Laetita Casta, le cui battute si contano sulle dita di una mano (e siamo contenti che il suo personaggio faccia la fine che avevamo intuito) e l’inossidabile Tim Roth, ancora una volta detective e uomo molto frustrato.

Il film è ben confezionato, tutti giocano sul sicuro e forse questo è il suo punto debole, però un pregio ce l’ha: rispetto ad altre pellicole degli ultimi mesi, è coerente sino alla fine e non cerca a tutti i costi di “sistemare le cose”, diventando ai nostri occhi guardinghi un melodramma vestito dalla festa poco aderente alla realtà, soprattutto in quest’epoca di crisi in cui spesso in video ci propinano strampalate favole.

Arbitrage_RichardGere_LaetitiaCasta_byMylesAronowitz

“Arbitrage” ha quindi due qualità, ritmo e coerenza, che apprezzo e che m’impediscono di affossarlo come avrei altrimenti fatto difronte ad un attore che si ripete nelle movenze, nelle battute e nella scelta di personaggi immorali ma moralmente combattuti. Voto 6, godibile passatempo in compagnia di amici o di una lei (anche qualora non subisca il fascino dell’uomo brizzolato).

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