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Recensione Dead Man Down – Il sapore della vendetta: un film d’azione un po’ melò

Victor e Beatrice sono dirimpettai, Victor è un uomo solitario e fa il braccio destro di un boss locale, Beatrice è una ragazza francese che vive con la madre. Victor e Beatrice hanno molto in comune, più di quanto credano e vogliano ammettere a loro stessi. Entrambi sono giovani e soli così, grazie alla complicità di Valentine (la madre di Beatrice), si conoscono e stringono un legame inatteso.

Uniti dal dolore, dall’ingiustizia, dalla voglia di ottenere vendetta formeranno un sodalizio dal quale emergerà tutta la forza di chi inconsciamente trovare un modo per andare avanti smettendo di subire la vita. Tutto questo mentre, parallelamente, all’interno dell’organizzazione di Alphonse (il capo di Victor) prende il via una vera e propria caccia alla spia che darà un bel po’ di filo da torcere alla neonata coppia.

Il regista danese Niels Arden Oplev sbarca a Hollywood per dirigere il suo primo lavoro americano, un film che ha tutte le caratteristiche dell’action ricco di odio e vendetta, condito con un po’ di mistery e un po’ di romance il cui risultato riesce a tenere il pubblico vigile sino all’ultimo fotogramma. Il tentativo evidente è quello di portare un po’ di Europa oltre oceano e ottenere il meglio dai due continenti. Iniziativa lodevole che però non pare aver centrato del tutto il bersaglio.

Niels Arden Oplev, infatti, porta con sé Noomi Rapace, l’europea eroina del primo “Uomini che odiano le donne” (da lui diretto), e la trasforma in fragile vittima, e le affianca nei panni del sofferente protagonista un collaudatissimo (in queste vesti) Colin Farrell sempre pronto all’azione pur di rendere giustizia ai suoi personaggi. Il risultato è un film in cui la pioggia di bossoli è davvero all’altezza della migliore azione hollywoodiana mentre il plot soffre di déjà-vu: ci ricorda storie già viste col risultato di venire rapidamente dimenticato una volta usciti dalla sala cinematografica.

Le immagini tristi, lo sfondo cupo che dovrebbe amplificare la sofferenza dei protagonisti di questa storia di riscatto nei confronti della vita e le inquadrature di mille dettagli non riescono, purtroppo, a coinvolgerci e, nonostante le belle scene d’azione, non ci vengono le palpitazioni. Un film che quindi si lascia vedere ma non trascina: poca la suspense per lasciarci sulla corda, poco il sangue per un film fracassone tutto testosterone e poca introspezione o dramma per un melò dal lieto fine.

Senza infamia e senza lode, che nel caso di un esordio (anche se solo in una lingua diversa dalla propria) potrebbe equivalere a un suicidio, soprattutto in un mercato ricco e agguerrito come quello a stelle e strisce.
Voto: 6 -, sufficienza sfiorata perché noi gli esordi li supportiamo per partito preso ☺

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