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Storia di una fotografia: pausa pranzo in cima al grattacielo

C’è una immagine che balza agli occhi di tutti quando si pensa alla New York in costruzione, e che è stata riprodotta un numero incalcolabile di volte. Ci togliamo subito il pensiero e la mostriamo immediatamente? Ok, è questa qui:

operai in pausa pranzo su un grattacielo in costruzione a New York

Se non la conoscete, siete probabilmente appena atterrati da Marte dove avete vissuto rinchiusi in una caverna con le mani sugli occhi e due dita ben ficcate nelle orecchie. Ma siccome non siamo certo marzianofobici, e non è giusto che non ne sappiate l’origine, vi sia noto che si tratta di una fotografia che riprendere il riposo o la pausa pranzo di un gruppo di undici lavoratori alle prese con la costruzione del grattacielo RCA, principale edificio del Rockefeller Center, oggi proprietà e sede di General Electric. Scattata il 19 settembre 1932, l’immagine comparve un paio di settimane dopo sul New York Herald Tribune, a corredo di un articolo in cui si segnalava la mancanza di corde o altre protezioni.

Per anni i ricercatori si divisero: la fotografia fu generalmente accompagnata dalla dicitura “autore sconosciuto”, ma una gran parte di storici della fotografia finì per attribuirla a Lewis Hine (di cui già vi abbiamo raccontato), un autore decisamente impegnato sul piano sociale a cui poteva corrispondere il profilo di denuncia di scarsa sicurezza che lo scatto finisce inevitabilmente per accentuare. In aggiunta, Hine risultava al lavoro per un reportage sulla nuova skyline newyorkese proporio nel 1932, e l’associazione apparve quindi ancora più credibile.

Uno scatto di Lewis Hine dall’Empire State Building in costruzione

La storia di una fotografia si incrocia poi inevitabilmente con l’agenzia che ne mantiene i diritti: nel caso specifico di questa celebre immagine, essa appartenne per anni all’Archivio Bettmann, acquisito nel 1995 dalla Corbis (si, persino Bill Gates ne azzecca qualcuna di tanto in tanto…). Nel 2003, nell’ambito dei festeggiamenti per il centesimo anniversario della nascita di Otto Bettmann – anche di lui abbiamo già raccontato! – la Corbis decise di provare a sciogliere il nodo della discordia e a definire in maniera inequivocabile chi fosse l’autore di uno degli scatti più famosi del mondo. All’appello, lanciato sui principali quotidiani americani, risposero ovviamente frotte di potenziali eredi, e si dovette incaricare una agenzia privata per l’analisi delle prove presentate.

Joyce Ebbets aveva ragione, moglie del defunto Charles Clyde Ebbets, calò il suo tris d’assi: una fotografia del marito al lavoro come reporter sulle travi dello stesso grattacielo, alcune lastre fotografiche di immagini contestualizzabili nella stessa sessione di lavoro, ed una ricevuta di compenso straordinario del giornale che pubblicò la fotografia e che riconosceva al fotografo una indennità extra per la pericolosità degli scatti.

Dopo più di 70 anni, Charles Clyde Ebbets veniva riconosciuto come l’autore di “Lunchtime atop a skyscraper” (“Pranzo in cima al grattacielo”), e noi – sebbene qualcuno ancora ipotizzi che si tratti di un fotomontaggio – lo festeggiamo con qualche divertente parodia:

 


Uomini su trave


Uomini su trave

Ebbets, Charles…
138 cm. x 98 cm.
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Comment(3)

  • Quando dormo in trasferta. | Laurie
    10/21/2013 at 11:50

    […] bravi operai che cazzeggiano durante la pausa pranzo, foto famosissima (fatevi ‘na cultura, tiè) e che Foppapedretti ha deformato perché si scocciava d’applicarsi a trovare gli […]

  • lorenzo
    01/31/2014 at 10:37

    quando ho letto “storia di una fotografia” speravo di trovare qui la riproduzione dell’immagine allargata, in cui si vedeva che gli operai non erano sospesi nel vuoto, ma ad un’altezza di pochi metri da un piano, fosse anche il novantesimo. Non si tratta né di fotomontaggio né di “operai-acrobati dalle mani solide e con i nervi d’acciaio” ma di un mirabile gioco di prospettiva.

    • Alf76
      02/01/2014 at 09:00

      Buongiorno Lorenzo,
      in realtà il tema è ancora molto dibattuto (a più di 80 anni di distanza!). In alcuni studi si fa riferimento ad un piano immediatamente sottostante, ma neppure il documentario “Men at lunch” del 2012 – che ha il merito di aver identificato alcuni degli operai attribuendo loro finalmente un nome e un cognome – ne fa menzione.

      E forse è molto più bello così: una foto-icona che ancora nasconde qualche mistero! 🙂

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