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Recensione film Due Agenti Molto Speciali: una commedia che non trafigge

Omar Sy (Tellement Proches e Intouchables) sta vivendo un vero sogno grazie ad un’ascesa nel firmamento del cinema davvero invidiabile: ruoli a catena, scelta e fama internazionale. Con l’arrivo della primavera 2013, approda nei nostri cinema in coppia con Laurent Lafitte (Les petits Mouchoirs) nel ruolo di un piedipiatti di periferia che si ritrova, suo malgrado, a fare coppia con un poliziotto di città, ma non un collega qualsiasi, bensì un commissario arrivato direttamente dall’ostile Ville Lumiére.

Il duo è improbabile: uno è raffinato, pacato, affabile e un po’ leccaculo, l’altro è rude, diretto, scontroso e sempre sul punto di perdere le staffe (e il posto di lavoro), quindi la convivenza tra Francois e Ousmane sarà davvero movimentata e ricca di botte. Vi ricorda qualcosa? Eh già, “Beverly Hills Cop” insegna (viene anche citato…) e soprattutto i mitici anni ’80 hanno fatto scuola, così oggi dopo l’arrivo dei leggings non potevamo pensare di scampare un secondo giro di pellicole che scimmiottassero i polizieschi azione-e-sorriso e ora il ritorno al passato è quasi completo: mancano solo le acconciature montante a neve e le giga-spalline, ma è solo questione di tempo 😉

“Due agenti molto speciali” purtroppo però pare la copia sbiadita di un qualsiasi film per la TV di trent’anni fa che puntasse tutto sulle gag tra due protagonisti mal assortiti. E noi, nonostante un cast che sappiamo sia in grado di far ridere il suo pubblico, a questo giro sorridiamo piuttosto di rado (!). E non pensiate vada meglio sul lato suspense: la parte poliziesca c’è, ma scorre solo sullo sfondo, l’intreccio pare un pretesto per le battute che in lingua originale probabilmente (speriamo) funzionano mentre in italiano scricchiolano, e tutto è talmente machiettistico e prevedibile da rendere insofferenti le persone in sala.

La trama è, infatti, piuttosto classica, un poliziotto dell’antifrode durante un appostamento per un’indagine arrivata a un punto morto, “inciampa” in un illustre cadavere finito chissà come in periferia. Il motivo reale di perché la persona si trovasse in quella zona è il mistero che porta fuori da Parigi l’ispettore dell’anticrimine Francois Monge e gli impone la convivenza con l’agente Ousmane Diakité: i due casi sembrano, infatti, correlati. Ma se normalmente scovare il responsabile di un delitto comporta suspense e inseguimenti mozzafiato, qui le ambizioni di azione che molti di noi nutrivano svaniscono in pochi fotogrammi.

Lo script è una delle parti dolenti, povero di peperoncino e di effetto sorpresa, e le inquadrature ci imboccano a tal punto da riuscire a prevedere le battute che gli attori stanno per proferire. Nessuna scena inattesa e i ritmi tipici dell’action e della commedia regnano altrove, quindi l’opera è piuttosto sterile e risulta solo adatta a fare da sottofondo quando si deve imbracciare il ferro da stiro.

Che sia colpa del soggetto oramai abusato, oppure del montaggio o che vi sia lo zampino del doppiaggio poco importa, sta di fatto che l’insufficienza non gliela toglie nessuno: non vi è alcuna passione per 90 abbondanti minuti, punto ☹

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