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Intervista a Ugo Barbàra

Questo post si apre con un sentitissimo ringraziamento: tra i mille impegni di giornalista, scrittore e docente Ugo Barbàra è riuscito a trovare il tempo per dedicarsi a noi e rispondere alle nostre domande. E nelle risposte che seguono ci regala un paio di gustosissime anticipazioni che faranno felici i suoi lettori almeno quanto hanno fatto felice me.

Ancora grazie, Ugo, per esserti prestato a questa chiacchierata virtuale. Personalmente mi sono invaghito (letterariamente) di te con “In terra consacrata”, che non mi sono stancato di consigliare e regalare a parenti e amici. Mi sono sempre domandato quanto sia stato impegnativo il lavoro di documentazione su uno degli episodi di cronaca nera più misteriosi della nostra storia.

E’ stata un’impresa di quelle che ti fanno passare la voglia di lavorare su una vicenda di cronaca! Scherzi a parte, è stato molto più faticoso esaminare tutto il materiale che procurarselo. Ho avuto molta collaborazione da parte degli inquirenti – in parte grazie al fatto che vengo dalla cronaca giudiziaria – ma quando mi sono trovato con migliaia di pagine di atti processuali sulla scrivania mi sono sentito un po’ sconfortato. E invece man mano che andavo avanti trovavo sempre nuovi spunti, ma soprattutto vedevo comporsi sotto i miei occhi quel ‘grande intrigo’ che ha finito per costituire l’anima del romanzo. Mai come in questo caso la realtà è riuscita a superare qualunque fantasia potessi costruire.

Ovviamente poi ho recuperato con le altre tue fatiche letterarie, e ho festeggiato l’uscita di “Le mani sugli occhi“. Mi rendo conto che è come chiedere ad un padre quale sia il suo figliolo preferito, ma c’è un tuo romanzo a cui sei più affezionato per qualche motivo?

Il paragone è perfetto! I libri sono come figli e quando li ‘affidi’ al mondo vivi ansie quasi paterne (anche se con i figli veri è tutt’altra cosa!) ma non mento se dico che non ho preferenze. Ognuno è il preferito a suo modo. ‘Desidero informarla che le abbiamo trovato un cuore’ è stato il primo e chiaramente ha un suo valore particolare, ma ho amato ‘Le mani sugli occhi’ per il meccanismo che mi ha permesso di ricreare e ‘Il Corruttore’ per le grandi soddisfazioni che mi ha dato. No, direi che davvero non ho un preferito.

Quanto la tua attività di giornalista influenza la tua narrativa, sia in termini di soggetti da sviluppare che per quanto riguarda lo stile?

Spero che lo stile non sia influenzato dalla penna del cronista! Cerco di tenere i due modi di scrittura ben separati, proprio perché servono esigenze diverse. Ma è chiaro che la maggior parte delle mie storie non le avrei scritte se non avessi fatto questa professione. Gli stimoli che vengono dal giornalismo sono tanti e molto forti: a volte è difficile scegliere su quali ‘investire’ in termini narrativi. Però ho la fortuna di fare la professione e il mestiere più belli del mondo!

Due-domande-in-una sull’Ugo Barbàra lettore: io saltello di felicità in libreria non appena scorgo un nuovo titolo di un autore che adoro, e mi domando se vi siano delle uscite letterarie che stai aspettando con impazienza. E ti chiedo anche se vi siano degli scrittori a cui sei più legato, magari perché hanno segnato la tua adolescenza.

Non mi perdo mai un titolo di Leon De Winter, un autore olandese semisconosciuto che amo moltissimo, così come un tempo aspettavo le uscite di Philip Roth, prima che fosse più veloce lui a scrivere che io a leggerlo. Tra gli autori di genere mi piacciono molto Tom Rob Smith e Dennis Lehane e tra gli italiani adoro letteralmente Maurizio De Giovanni che è anche un caro amico. E aspetto sempre con curiosità Donato Carrisi, perché riesce sempre a stupirmi.

Hai scritto per la televisione e per il teatro, oltre a cinque romanzi. C’è una forma narrativa in cui ti trovi particolarmente a tuo agio?

Sicuramente il romanzo, ma la scrittura per il cinema – per quanto sia costretta entro regole quasi matematiche – è davvero divertente. Quello che la limita molto è che, a fronte di un forte impegno, troppo spesso è destinata a restare muta, vittima dei capricci dei produttori, dei distributori e delle reti. Mi sto cimentando nel fumetto: spero che una collaborazione con un giovane disegnatore possa dar vita a un progetto interessante (e ti ho dato una notizia)

La domanda è d’obbligo: ci regali qualche speranza e ci dici su cosa stai lavorando, e quando potremo immergerci nuovamente nelle tue narrazioni?

Il mercato di questi ultimi due anni mi spaventa un po’. Le vendite sono crollate e vedo molta incertezza da parte degli editori su quale linea sposare e nella scelta di titoli ‘vincenti’. In queste condizioni credo sia normale avere paura di affidare una ‘creatura’ al deserto e ho la tentazione di aspettare tempi migliori. Ma la verità è che il romanzo che ho appena terminato ha già voglia di prendere la sua strada. Sarà una cosa che i miei lettori non si aspettano, una vera sorpresa…

Ugo Barbàra non è soltanto uno scrittore di assoluto livello, un ottimo giornalista e un formidabile sceneggiatore: è anche – e soprattutto – un uomo di genuina e squisita gentilezza. E ringraziarlo non soltanto nelle mie vesti di suo lettore appassionato ma anche per il tempo che ci ha voluto dedicare è per me davvero un grandissimo piacere. E le sollecitazioni letterarie che ci ha suggerito valgono la pena di essere esplorate, senza alcun dubbio!

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