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Recensione del film VIAGGIO SOLA: la donna moderna di Maria Sole Tognazzi

Irene ha quarant’anni, è bella, dinamica, ha un lavoro intrigante che la fa viaggiare in continuazione soggiornando in lussuose strutture, si sente soddisfatta e appagata dalla propria vita, ma spesso si scontra con i luoghi comuni e le abitudini ereditate dal vecchio millennio che faticano a lasciare il passo alle nuove esigenze e, in generale al nuovo. Così, man mano che i suoi affetti cari vi inciampano, Irene vacilla.

Nonostante Irene sia italiana tanto nei tratti quanto nei comportamenti, la sua esistenza non ruota intorno ad un uomo e al formare una famiglia, ciò che la inorgoglisce è la sua indipendenza e la sua libertà di fare o non fare, di decidere di volta in volta, di cambiare, di dire quello che vede senza peli sulla lingua, di vivere come meglio crede senza dover per forza mediare.

Sulla carta una vita invidiabile, la realizzazione di quanto spesso sogna chi è meno fortunato, però un giorno anche in Irene si apre una breccia entro la quale si insinua il ragionevole dubbio di aver sbagliato tutto, di aver perso tempo, di essersi illusa di aver scelto la propria strada mentre invece ha solo subito gli eventi, che non essendo propriamente spiacevoli, erano gradevoli da sopportare. Insomma, è arrivato il momento di scegliere consapevolmente il proprio futuro…

Storia che appartiene a molte donne della mia generazione, a quelle riuscite a rompere gli schemi e a non deflagrare sotto il peso delle abitudini e/o della crisi economica, e che ci fa piacere Irene da subito perché incarna le caratteristiche di noialtre (o per lo meno i sogni che non abbiamo ancora rinunciato a perseguire).

Il film di Maria Sole Tognazzi si distingue quindi per la sua protagonista inconsueta (sullo schermo) ma molto sentita (qui fuori), una donna che si crede libera e felice sino a quando le sorge il timore di essere sconfinata nella solitudine e che tutto il bello, che regnava nella sua esistenza, presto si tramuterà in un incubo. D’altro canto si sa, l’emancipazione dai vecchi luoghi comuni fa sempre un po’ paura a tutti, a chi non ha avuto il coraggio di fare il salto prima degli altri e ai temerari che hanno imboccato una nuova strada precorrendo i tempi.

Senza bisogno di creare una commedia amara, che provochi il nodo alla gola negli animi più sensibili, la regista riesce a dar vita ad un film che, vince la tentazione di scivolare nel luogo comune e rimane coerente sino all’ultima battuta, prendendo in contropiede i più scettici tra noi già pronti ad aprire i propri scritti con sferzate di gran sarcasmo. Ahinoi (e ben per lei), la penna è presto tornata nella borsa ☺

L’opera non è perfetta, ma è gradevole e ci fa provare simpatia per Margherita Buy, la donna che porta sulle sue spalle il racconto sino alle battute finali riempiendo la scena come non le vedevamo fare da un po’ di tempo. Bello vedere registi che osano senza strafare, attori che si mettono in gioco, e sceneggiature che s’adattano alle nuove figure rompendo lo schema della commedia amara all’italiana. Dai, forza, forse è la volta buona che riusciamo a mettere in naftaliana il 1900!

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