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Recensione NO – I Giorni dell’Arcobaleno il nuovo film di Pablo Larrain


L’11 settembre 1973 un golpe militare guidato dal Generale Augusto Pinochet rovesciò il Governo democraticamente eletto nel 1970 e presieduto da Salvador Allende. Seguirono anni di feroce repressione di ogni tipo di opposizione; non come nell’Argentina di quegli stessi anni, ma anche in Cile vi furono migliaia di uccisi e di torturati, di imprigionamenti arbitrari, di desaparecidos e di esuli.

Il regime dittatoriale subì nel tempo una sorta di processo di normalizzazione, dopo 15 anni la popolazione era avvilita e stanca, i più anziani sembravano rassegnati allo status quo, i giovani non avevano memoria di “come si stava prima”. L’opposizione ancora combattiva, ormai numericamente esigua ma in compenso sostenuta da pressioni internazionali sempre più forti, continuava però ad esigere un graduale passaggio alla democrazia. Per darle un contentino e per rinfrescarsi l’immagine sul piano internazionale, Pinochet decise di convocare per il 5 ottobre 1988 un referendum in cui si chiedeva ai Cileni di approvare che il Generale restasse al potere come Presidente della Repubblica per altri 8 anni.


  Storia della dittatura di Pinochet in una puntata di CORREVA L’ANNO (Rai3 – 53′)

Certo, certissimo della vittoria del SÌ, con magnanimità il Governo concesse all’opposizione, ammutolita da tanti anni di censura, l’accesso all’allora unica rete televisiva di Stato: per un mese 15 minuti al giorno di propaganda elettorale. La fino ad allora litigiosa e frammentata opposizione, composta da socialisti, comunisti, anarchici, verdi, liberali, cattolici, si trovò d’improvviso obbligata ad unirsi per organizzare la campagna per il NO. Non avendo la minima idea di come si organizza una campagna pubblicitaria moderna la Coalizione si rivolse per consiglio a René Saavedra, figlio di un esule in Messico, cresciuto nelle università Usa e che ora lavorava nella maggiore agenzia pubblicitaria del Cile, quella che aveva in appalto la campagna governativa per il SÌ. Quasi per scommessa Saavedra accettò l’incarico e di nascosto, nonostante le continue minacce della Polizia Politica, mise insieme una campagna a dir poco esplosiva.

Nonostante le iniziali perplessità dei “vecchi”, che rifiutavano di “vendere l’Idea di Democrazia come se fosse Coca Cola” la scelta si rivelò vincente. Il primo nemico da combattere era l’astensionismo: una campagna fresca e dal jingle orecchiabile, il cui motto era “Chile, alegrìa ja viene – Cile, arriva l’allegria”, che proponeva sotto il simbolo dell’arcobaleno giovani, vecchi e famiglie fiduciosi nel futuro – contro le grasse e ingioiellate mogli di colonnelli che inauguravano monumenti mostrate dalla campagna di regime – non poteva che essere vincente. I cileni andarono alle urne in massa e la vittoria del NO al referendum segnò la fine del regime di Pinochet.

Candidato all’Oscar 2013 come Miglior Film Straniero, nel 2012 presentato a Locarno, vincitore della Quinzaine a Cannes e del Primo Premio a L’Avana, questo film diretto da Pablo Larrain (nato nel 1976) chiude una trilogia: in POST MORTEM (2010) si parla dell’origine della dittatura cilena, in TONY MANERO (2008) del suo periodo più violento, in NO (2012) della sua fine. La sceneggiatura di Pedro Peirano è tratta dalla commedia teatrale inedita EL PLEBISCITO di Antonio Skàrmeta, che di quel periodo ricorda: “Pinochet disse: o me o il caos. Per 15 anni aveva tenuto sotto stretto controllo la tv, ma per dimostrare che era democratico lasciava uno spazio di 15 minuti all’opposizione ogni giorno: in quei 15 minuti si concentrò una tale voglia di libertà e una campagna che portò al voto una popolazione avvilita e stanca e cambiò il destino del Paese.”
La commedia è trasformata in docudrama, ricostruzione fedelissima di come fu organizza quella campagna elettorale basata sulle testimonianze ancora fresche dopo più di vent’anni nella memoria di molti dei suoi protagonisti. Per le riprese del film Larrain ha deciso per una pellicola nell’ormai insolito formato 4:3 e per una fotografia spesso sgranata e volutamente imperfetta, al fine di integrare armonicamente al film nuovo spezzoni di telegiornali, filmati d’epoca e brani dell’originale campagna tv del 1988.


 Una preziosa copia dell’intera CAMPAGNA PER IL NO del Referendum del 1988

Gaël Garcia Bernal interpreta con incisività e passione il giovane Saavedra. Guzman, capo di René e responsabile della Campagna per il SÍ, è l’attore feticcio di Larrain (era protagonista di POST MORTEM e di TONY MANERO) Alfredo Castro, anche qui in un’interpretazione al massimo livello.

Pensiamo ora non più al Cile del 1988 ma all’Italia di oggi: negli ultimi 25 anni lo stile della propaganda politica è enormemente cambiato, nessuno muove più un dito senza chiedere un parere a consulenti d’immagine e addetti stampa, i canali tv sono aumentati in maniera esponenziale. Davvero oggi una campagna elettorale ben orchestrata potrebbe fare così radicalmente cambiare il voto agli elettori? Personalmente l’idea mi dà un po’ i brividi.

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