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Recensione film 20 anni di meno: la nuova frontiera dell’amore?

Vent’anni è l’età della divertente incoscienza (ma forse è solo un detto), in cui si è in balia di un’incontenibile voglia di vivere, si ha continua curiosità verso il mondo e si domina tutto con una spavalderia tipica di chi non guarda in faccia nessuno e alcuna convenzione pur di ottenere ciò che si vuole, stagione della vita in cui volere è davvero potere e le cui energie sono inesauribili e da sfruttare perché a un certo punto tutta la magia svanirà.

Quarant’anni, l’età della noiosa saggezza (o per lo meno così dicono), in cui si prende coscienza di essere mediamente frustrati e di aver dimenticato cosa significhino godersi l’esistenza, essere audaci e sprecare energie per far follie tanto divertenti quanto poco utili sul lavoro. Ma cosa accadrebbe se invece tutto tornasse in gioco proprio per facilitare la propria posizione in azienda e fare un bel balzo in avanti?

La protagonista della storia di oggi è Alice Lantins (Virginie Efira), bella quarantenne con una carriera in ascesa che le assorbe al 99%, con una figlia amorevole e ovviamente con vita sociale e amorosa inesistente. Durante un volo Alice conosce Balthazar (Pierre Niney), un giovane studente di architettura che viene stregato dalla di lei bellezza, complice anche la differenza d’età: 20 anni! Ma l’amore non scocca, se non fosse che Alice per non perdere il lavoro deve dimostrare al suo capo di essere ancora… viva.

Inizia così la classica commedia romantica, divertente, delicata, dai ritmi non serratissimi, che segue il classico schema (che funziona sempre) dell’equivoco/ gioco che si ritorce contro chi lo mette in atto, con in più il plus di aggiungere la variabile della differenza d’età nella coppia, novità dell’ultima decade sdoganata da famose dive di musica e cinema che finito l’amore della loro vita si sono riciclate con compagni-bambini.

Oggi tutti vogliono sognare e pare che la nuova frontiera sia proprio quella delle coppie “capovolte”. Complice, infatti, una mentalità che ha relegato a lungo la donna all’interno delle mura domestiche con un compagno possibilmente più anzianotto, oggi, dopo aver ottenuto ogni sorta di parità, si va alla conquista del riscatto del fascino della mezza età. Una volta, raggiunti i famigerati “anta”, lui acquistava il fascino del brizzolato mentre lei quello della vecchia ciabatta (alias della donna sfiorita e non più attraente), ora invece si è cool solo se, esauritosi il primo grande amore, ci si ricicla con vita sregolata al fianco di baldi giovanotti.

E così il regista David Moreau abbandona l’horror e si getta in una nuova impresa, far ridere lo spettatore depresso dalla crisi economica (e non solo) cavalcando la moderna onda del baby-fidanzato ma senza abbandonare un plot rodato che garantisca stabilità alla trama e un minimo di successo. In effetti, la sala ha risposto prima con sommesse risate e poi, una volta rilassati gli animi, ha riso di giusto, cosa che decreta il raggiungimento della sufficienza, in una categoria inflazionata da tanti cloni poco credibili e soprattutto non divertenti. Questa commedia è francese in molti aspetti ma non nell’intreccio e nel confezionamento che strizzano l’occhiolino oltre oceano e, forse, questo è il motivo per cui il finale è coerente con la favola e poco aderente alla realtà. Jolie!

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