Recensione FILM La Quinta Stagione: sta per arrivare un eterno inverno?

Venezia 69, tra le opere in concorso c’è anche quella di una coppia di registi/ documentaristi (Brosens e Woodworth) non nuovi né alla kermesse né al vincere riconoscimenti internazionali. “La Quinta Stagione” è un film che, visto il clima fuori dalla finestra, pare una profezia (piuttosto negativa) di quello che presto ci capiterà. Storia di un villaggio delle Ardenne in cui, misteriosamente, le stagioni non cambiano più, l’estate sparisce, la terra diviene arida e il legno non prende più fuoco. È un eterno inverno, un inferno!

Una sinistra calamità pare abbattersi sul remoto paesino dove si svolge la nostra storia, luogo in cui una comunità, che sino a pochi mesi prima viveva in armonia, si chiude in se stessa sino a combattere al suo interno, prendendo di mira tutti coloro che non siano conformati e soprattutto che non ravvedano oscure fatture alla base della inspiegabile carestia che ben presto si trovano a dover fronteggiare.

La tranquilla e monotona routine viene scossa il giorno in cui il gallo non canta più, le mucche non fanno più il latte e le api spariscono. Qualcosa nel ciclo vitale si è spezzato e i contadini locali non si danno pace, vanno alla ricerca di quell’elemento diverso che possa aver alterato l’equilibrio di madre natura. Sin dall’inizio il dito è puntato contro l’unico forestiero, un filosofo apicultore per necessità che vive col figlio in disparte in una roulotte. Ma se inizialmente è solo un sospettato, dopo 12 mesi diviene il capro espiatorio senza possibilità di difesa o salvezza.

L’innata necessità dell’essere umano di trovare un colpevole, di esorcizzare i propri demoni, di trovare sempre una spiegazione logica a quello che non conosce o non capisce (e di cui quindi ha una tremenda paura) viene descritto in modo freddo e inconsueto in questo film, quieto (a volte lento) e meditabondo. “La Quinta Stagione” mostra la degenerazione della terra e del genere umano durante lo scorrere delle stagioni, quadro impietoso ma molto realistico di come il germe della follia con poco s’insinui ed inizi a crescere nella testa degli uomini sino a prendere il sopravvento e far loro porre in essere gesti stupidi, inutili e terribili.

La coppia di registi chiude qui una trilogia, in modo pacato ma molto chiaro nel messaggio (ambientalista) e nell’evoluzione della narrazione, peccato quindi non abbia rafforzato di più i dialoghi, così da farci affezionare oltremodo ai protagonisti e provocarci un sussulto col sopraggiungere dell’epilogo. E spiace molto soprattutto tenuto conto dell’incredibile, superlativa, meticolosa fotografia in grado di trasformare ogni inquadratura in un’opera d’arte. Veri e propri quadri sfilano davanti agli occhi di uno spettatore che si ritrova rapito dai raffinati dettagli, dalle alchimie cromatiche e dalle scelte di luce mai abbandonate al caso.

Scenografia, fotografia e inquadrature ci lasciano davvero senza parole, ci affascinano e ci fanno sperare in ogni momento che il ritmo aumenti quanto basta a mantenere lontane le distrazioni. Purtroppo, a tratti rimanere concentrati richiede impegno e sorge il dilemma se siamo difronte a un capolavoro mancato per un soffio oppure a un’opera che più di così non avrebbe mai potuto dare. Sicuramente un film da vedere, una poesia malinconica, fredda e realistica, da ascoltare.

About V.

Ennio Flaiano amava ricordare che "Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile.", ed e' V. ad accompagnarci con passione e sensibilità nelle mille sfaccettature di un'arte in movimento. Una guida competente e appassionata, che scrive con la testa ed il cuore e ci costringe, piacevolmente, a correre al cinema per godere di una buona pellicola, o ci consente di risparmiarci euro e fatica quando un film proprio non si può vedere.

Comments

  1. luca says:

    Ne ho visti film psicologici
    ..qst é la piu brutta crosta mai vista

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