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Recensione Un covo di vipere di Andrea Camilleri

By |2016-02-29T23:50:54+00:00giugno 15, 2013|Lettura, Libri, Recensioni|

un covo di vipere andrea camilleri

Puntuale come le tasse, atteso come un concerto dell’artista preferito ed aiutato dalle repliche di Montalbano in tv ecco arrivare sugli scaffali delle librerie “Un covo di vipere”, ultimo romanzo con protagonista il commissario più amato dagli italiani concepito naturalmente dalla penna di Andrea Camilleri. È il volume che cercherà di scalzare Dan Brown dalla vetta della classifica, ed é quasi ovvio che io mi metta a fare un nazionalistico tifo in una sfida che ci potrebbe accompagnare per tutta l’estate.

Questa nuova avventura vigatese si apre, come spesso è successo, nella camera da letto di Montalbano, destato da un sogno (quasi) incomprensibile dal fischiettio di un senzatetto accampatosi dalle sue parti. Un uomo elegante nella posa e forbito nel linguaggio, la cui presenza discreta ci accompagnerà durante l’indagine sull’assassinio del ragionier Cosimo Barletta. Il morto è un ragioniere, vedovo con due figli, che conduceva una vita apparentemente irreprensibile, nascondendo una esistenza di essere abbietto, senza scrupoli, un vero figlio di quella-di-quel-mestiere-lì.

La trama si sviluppa dunque tra il percorso del senzatetto misterioso e le scoperte delle perversioni del cadavere (da vivo), inframmezzate dal solito irresistibile Catarella, da qualche scenetta teatrale con Fazio, dal rapporto complice con Mimì. Torna a Vigata e dunque a rompere i maroni anche Livia, il che mi offre il destro per una sola critica, detta piano-piano sottovoce.

Nella postfazione l’autore confessa che il libro è stato prodotto nel 2008. Nulla di male, eh, per carità, sono uno dei fedelissimi che festeggia ogni nuova uscita. Il punto è che le avventure di Montalbano non sono una semplice investigazione, ma si inseriscono in un sottofondo di relazioni incrociate che rendono il tutto così incredibilmente umano e coinvolgente. Privarci di un senso temporale preciso è una piccola, amabile cattiveria, che è già perdonata nel momento in cui si chiude l’ultima pagina, e il commissario ci ha sorpreso di uno. Con una trama che non sarà intricatissima – il finale era abbastanza scontato – ma che affonda le sue unghie nel concetto strano e sfuggente di Amore.

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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