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PATRICIA HIGHSMITH: UNA GRANDE SIGNORA DEL ROMANZO TORNA AL CINEMA – parte prima

A young Patricia HighsmithCuriosa sorte quella della scrittrice Patricia Highsmith: nata a Fort Worth, Texas nel 1921 ma cresciuta nel Greenwich Village di New York dalla nonna, che le insegnò a leggere a 2 anni, ha passato gran parte della sua vita in solitudine, circondata da gatti e da libri, in case di campagna prima nel Suffolk (Inghilterra), poi presso Locarno (Svizzera), in cui ha scritto la maggior parte dei suoi 22 romanzi e decine di racconti. E’ morta 74enne solo 18 anni fa e sembrava che tutti si fossero dimenticati di lei, una delle più importanti, pungenti e acclamate  scrittrici del secolo.

Invece è di pochi giorni fa la notizia che il regista Todd Haynes (LONTANO DAL PARADISO, VELVET GOLDMINE) dopo il successo di IO NON SONO QUI rinnoverà la collaborazione con Cate Blanchett, che insieme a Mia Wasikowska interpreterà CAROL, tratto dal romanzo IL PREZZO DEL SALE, pubblicato nel 1952 sotto lo pseudonimo di Claire Morgan. Concordarono per lo pseudonimo autrice ed editore a causa dello scottante, almeno per l’epoca, tema del libro: la storia d’amore fra due donne sposate, un’annoiata signora quarantenne del bel mondo e la ventenne commessa di un grande magazzino. Omosessuale lei stessa, la Highsmith non voleva essere etichettata come “scrittrice per lesbiche” ora che, dopo anni di gavetta come autrice di storie per fumetti, aveva raggiunto una grande notorietà grazie al romanzo pubblicato nel 1950, inizialmente con scarso successo, STRANGERS ON A TRAIN. Scarso successo finché non finì nelle mani di Alfred Hitchcock, che grazie anche alla sceneggiatura di Raymond Chandler ne trasse nel 1951 il capolavoro noto in Italia come DELITTO PER DELITTO.

Farley Granger e Robert Walker in STRANGERS ON A TRAIN

Due perfetti estranei conversando in treno scoprono di avere qualcosa in comune, un parente di cui vorrebbero liberarsi: Guy ha una moglie insopportabile, Bruno un padre ricchissimo e avaro. Uno dovrebbere uccidere lo scomodo congiunto dell’altro, sarebbe il delitto perfetto. Ma uno dei due non se la sente, ed entrambi ne pagheranno il prezzo. Sia nel romanzo che nella trasposizione cinematografica ci sono già tutte le caratteristiche tipiche della sua intera produzione: la sottile analisi psicologica di persone poste in situazioni difficili o pericolose partendo da eventi apparentemente innocui, l’impietosa e realistica raffigurazione della violenza, una disillusione che sconfina spesso nella misoginia.

Da THE TALENTED MR. RIPLEY (1955), primo romanzo della saga in 5 volumi che la rese universalmente famosa, sono state invece tratte due versioni: nel 1959 PLEIN SOLEIL (DELITTO IN PIENO SOLE) di René Clément con Alain Delon, Maurice Ronet e Marie Laforêt.

Alain Delon, Maurice Ronet e Marie Laforêt in PLEIN SOLEIL
Alain Delon, Maurice Ronet e Marie Laforêt in PLEIN SOLEIL

Un giovane americano pieno di soldi si è sistemato in Italia con una bella fidanzata e non ha nessuna intenzione di tornare a casa. Il padre miliardario incarica un suo ex compagno di studi, il giovane povero ma “dotato” Tom Ripley, di andare a recuperarlo. Questi intuisce la possibilità di impadronirsi dei suoi beni e si insinua nella vita dei due, li spia, ne impara ogni abitudine e appena ne ha l’occasione uccide l’amico e, grazie alla sua abilità nell’imitarne la firma e la voce, si sostituisce a lui.

30 anni dopo, nel 1999 THE TALENTED MR. RIPLEY (IL TALENTO DI MR. RIPLEY) di Anthony Minghella con Matt Damon, Jude Law e Gwyneth Paltrow.

Matt Damon, Jude Law e Gwyneth Paltrow in THE TALENTED MR. RIPLEY

Entrambe le sceneggiature seguono fedelmente il testo, i due terzetti di interpreti sono composti da ottimi attori perfettamente in parte, ma qualsiasi paragone tra il fascino casereccio di Matt Damon e il sottile, perverso appeal del 25enne Alain Delon, bello come un angelo caduto, sarebbe solo blasfemo. Il difetto nella versione più recente è soprattutto nella regia di Minghella: come nel precedente IL PAZIENTE INGLESE e nel successivo RITORNO A COLD MOUNTAIN indulge perennemente al mélo e al pittoresco anche quando non ce ne sarebbe assolutamente bisogno; versa secchiate di rosa su quello che in Clément è blu acciaio, ignora totalmente la latente omosessualità del protagonista, sottovaluta con superficialità la totale amoralità e la noncurante brutalità di Ripley, trasformandola nelle crisi di violenza di un bamboccio isterico. E non è nemmeno paragonabile la colonna sonora dell’onesto mestierante Gabriel Yared a quella impagabile dell’immenso Nino Rota.

(fine della prima parte)

 

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