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Recensione del nuovo film di Marco Risi: ecco il suo “Cha Cha Cha”

Siamo Roma, è un giorno qualunque nei quartieri alti e una bella donna, evidentemente stressata, parla con un uomo seduta in un caffè: c’è palese confidenza, situazione perfetta per chiedere aiuto da madre, da amica, da ex-amante. La signora è preoccupata che il giovane e ribelle figlio sia nei guai e spera di venire rinfrancata dopo qualche notte di pedinamento.

Lei è Michelle, ex-attrice ora sposata con uno dei tanti imprenditori borghesi dagli affari poco limpidi; lui è Corso, un ex-agente di polizia riciclatosi in investigatore privato dopo un errore “di gioventù”. Lei è la bellissima Eva Herzigova che si cimenta davanti alla macchina da presa in una lingua che non è la sua e lui è il bello e tenebroso Luca Argentero, che qui prende botte da orbi offrendo alle sue fan alcune inquadrature che lasciano ben poco all’immaginazione.

Marco Risi ci porta in società, nella magica capitale, in quella Roma carica di un passato che regala ai suoi abitanti palazzi magnifici e antri nascosti mozzafiato, teatro perfetto in cui mettere in scena una storia noir, ricca di suspense e classe. Il film si presenta, infatti, spesso avvolto dall’oscurità, ha una fotografia calda, ed è carico di omaggi alla città, ai suoi simboli e al suo cinema dal glorioso passato.

L’opera però non esalta la parte migliore di Roma e della società attuale, al contrario, mostra il lato cinico, subdolo, degli “intrallazzi” e dei loschi affari con i loro strascichi importanti che oramai non fanno quasi più scalpore. Perché la storia si sviluppa – prevedibilmente – mostrando il retro della medaglia di lusso, opulenza e potere: vite tristi, vuote, in cui non c’è più spazio per il sentimento e in cui anche la perdita di una persona cara è privata della sua umanità.

Il regista cerca di confezionare un giallo degno nella migliore tradizione dei tempi andati e si avvale di nomi affermati nell’attuale panorama cinematografico (attori del calibro di Amendola e Delboono) ai quali affianca la statuaria Eva Herzigova, una vera sorpresa inattesa: oltre ad essere bella, la diva eccelle nell’italiano e la sua interpretazione è più che dignitosa. Al contrario, Luca Argentero, il nostro investigatore Corso, non convince, sembra fuori luogo e sofferente non per le ferite subite bensì per essere ingabbiato in panni non suoi. Nel complesso quindi il film scorre ma non cattura lo spettatore.

Storia semplice, con dialoghi semplici, dal taglio semplice che ricorda le fiction TV. Insomma, nell’insieme la pellicola è un potenziale buon Blockbuster cosa che non soddisferà i palati più esigenti,  secondo i quali la parte più bella sarà il titolo: quel “cha cha cha” che rimanda a un’epoca viva oramai solo nei nostri ricordi.

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