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Intervista a Roberta De Falco

Questa settimana intervistiamo Roberta De Falco, autrice di quel “Nessuno é innocente” che abbiamo recensito pochi giorni fa. Per chi ne sia rimasto favorevolmente colpito, ci sono ottime notizie in arrivo!

Grazie mille per aver accettato di scambiare quattro chiacchiere con noi. Da triestino, i miei personalissimi complimenti per aver reso la nostra splendida città una ambientazione perfetta per il tuo thriller. Hai mai pensato che “Nessuno è innocente” abbia già tutte le carte in regola per approdare al grande schermo? Chi vedresti nel ruolo del commissario Benussi?

Sicuramente, Giuseppe Battiston sarebbe perfetto. Ma più che sul grande schermo, dove ormai i film durano un soffio, lo vedrei bene in TV, magari una serie. Ho appena finito il secondo thriller con Benussi e il terzo lo scriverò in autunno. Usciranno entrambi nel 2014.

Giuseppe Battiston

La domanda è banale ma deve essere posta: perché uno pseudonimo e, soprattutto, perché proprio De Falco?

Perchè il mio vero cognome, Mazzoni, non mi suonava bene come scrittrice di thriller. De Falco perchè è un nome che esiste a Trieste e mi piaceva molto.

Ti chiederei di introdurre Elettra Morin ai lettori che ancora non ne abbiano fatto conoscenza. A mio modesto parere, un personaggio memorabile.

Elettra Morin è un giovane ispettore – si usa dire così in polizia, al maschile – della Mobile che ha un passato un po’ particolare. Nata da una giovanissima ragazza che non l’ha potuta tenere, è cresciuta fino ai sei anni in un Istituto di suore, solitaria e scontrosa. Quando alla fine ha trovato due nuovi genitori, ci ha messo molto tempo per fidarsi di loro. E’ una giovane donna ferita e diffidente, attenta e, nello stesso tempo, bisognosa di amore. La sua fragile storia con il collega Gargiulo, un ragazzo napoletano solare e allegro, la tenta, ma, allo stesso tempo, ne ha paura. Ha sempre paura di venir abbandonata e questo le rende la vita un po’ complicata.

Un altro personaggio del tuo romanzo è altrettanto efficace e profondamente intrecciato con il tessuto storico della città. Chi era Ursula Cohen?

Ursula Cohen è ispirato a diverse donne ultranovantenni che ho avuto modo di conoscere. Indipendenti, brusche fino alla durezza, intransigenti, ma dotate comunque di un innegabile carisma. Ursula non è una donna amata, prima di tutto da se stessa. Ha subito un trauma terribile a quindici anni e invece di scegliere la strada della crescita e del superamento, ha scelto quella del rancore e della durezza. Un cuore di pietra che un giorno molto lontano era stato un cuore di carne. Una donna che custodisce un terribile segreto.

Per concludere, è nostra tradizione approfittare dei consigli letterari degli autori che intervistiamo. Ti chiederei di indicarmi tre libri “alabardati”, che abbiano attinenza con Trieste per genesi o per ambientazione.

Quello che più mi ha colpito quest’anno è stato Ogni angelo è tremendo di Susanna Tamaro, che racconta così bene la difficoltà di nascere e crescere in una città bellissima ed estrema come Trieste. Un altro libro che ho amato molto è Amore chiama, amore risponde della triestina Cristiana della Zonca, uscito da poco da Giunti, che racconta con allegria e saggezza la ricchezza di avere una famiglia numerosa e incasinata.
Amo molto inoltre Le stelle stanno giù, di Azra Nuhefendic, edizioni Spartaco, che tanto mi è stato utile per scrivere il mio secondo thriller, che avrà un titolo che devo a lei. Si chiamerà infatti Bei tempi per gente cattiva, un detto popolare bosniaco che ho trovato nel suo bellissimo libro.

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