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Film The East un eco-thriller un po’ melò

The East, movimento anarchico, ambientalista, terroristico che risponde alle aggressioni delle multinazionali con la loro stessa moneta: gli slogan sono subdoli? I membri di The East saranno tali. Le corporation mettono in commercio sostanze letali spacciandole per salutari? The East farà provare al loro Consiglio d’Amministrazione l’efficacia del prodotto! E la domanda sorgerà spontanea: la notizia questa volta sarà falsa, tendenziosa e a favore del più forte oppure no? Questi “rivoluzionari” che adottano metodi estremi per difendere i diritti dei più deboli sono da considerarsi dei fuori legge oppure novelli Robin Hood destinati al martirio?

Il film “The East” s’apre con un vero thriller, tra i più convincenti visti ultimamente, farcito di spionaggio industriale, con i suoi infiltrati, misteriose figure, corrotti e corruttori. Molti i personaggi, discreti i segreti e poche (ma buone) le sorprese, anche se il ritmo è altalenante e il secondo tempo subisce una virata un po’ troppo melodrammatica, per lo meno per i miei gusti. Ma lo scopo è chiaro: il turbamento della protagonista deve superare lo schermo, arrivare in sala e far uscire lo spettatore pensieroso e in questo “The East” ha vinto la sua scommessa.

Il film che abbiamo di fronte è eco-friendly, eco-compatibile, eco-tutto-quello-che-si-può e (ovviamente) equo-solidale, come vuole il trend del nuovo millennio. Quindi, i buoni con le crisi di coscienza saranno sempre i poveri 007 di turno infiltrati per caso, mentre i cattivi saranno degli eco-terroristi da un lato e dei capi d’industria che non indugiano a distruggere l’ambiente dall’altro, cosa che indurrà il povero spettatore a fare il tifo ora per gli uni ora per gli altri. Perché il grande dilemma di queste opere è proprio identificare un buono che, variando di minuto in minuto a dipendenza dalla sensibilità di ognuno, metterà in crisi non pochi.

La giovane protagonista ha il volto di Brit Marling, conosciuta a Locarno qualche anno fa, talentuosa sceneggiatrice vista recentemente nel film di Rober Redford “The Company you keep”, che a ogni nuova prova spicca per le sue abilità nella scrittura a 4 mani. In questo caso veste i panni della giovane agente Sarah Moss che, una volta riuscita ad avvicinare i membri di The East, subirà il fascino del “capobanda” e dei principi  in cui questi ragazzi credono, vacillando tra due mondi un bel po’ prima di fare i conti con la propria coscienza, con la propria solitudine, con il proprio io e decidere in quale campo da gioco stare.

I capisaldi del film di genere sfilano uno ad uno: si parte con l’imposizione, si sopravvive al fascino e alla seduzione del “male”, si va in crisi sino e ad arrivare all’azione, peccato che il peso dell’infatuazione (ora della causa, ora dei suoi membri) appesantisca non poco la storia nel vivo, rendendo più lento un film che riesce comunque a non naufragare. E, probabilmente, ciò è dovuto alla curiosa nascita della sceneggiatura: i due co-autori hanno, infatti, trascorso mesi con lo zaino in spalla errando con un gruppo di persone che rifiuta i principi della moderna società. Forse, questo è il motivo per cui lo spettatore viene comunque toccato e si ritrova fuori dalla sala a pensare, commentare e rimuginare su quanto visto. Voto: promosso.

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