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Recensione racconti Il momento del distacco

Guanda ci ha regalato negli ultimi anni una serie di raccolte di racconti caratterizzate da una tematica comune e da una altissima qualità; “Il momento del distacco” non tradisce le aspettative e conferma quanto di buono ci siamo aspettati da questa nuova uscita.

È Gianni Biondillo ad aprire l’antologia, con un racconto che descrive un futuro postbellico ed il ritorno a casa di un giovane coscritto. Una trama che sfiora temi fantascientifici senza mai banalizzarsi, e regala una volta di più il piacere di vera letteratura. Anticipatore.

Eleonora Bucciarelli ci trascina poi in un racconto nerissimo e cupo, caratterizzato da un protagonista “tagliatore di teste” lontano anni luce dal Clooney di “Tra le nuvole” e che riesce a mescolare abilmente drammi umani e drammi sociali. Attualissimo.

Maurizio De Giovanni dedica le sue pagine al dramma di un distacco: padre e figlio separati per sempre da una malattia, in un crescendo narrativo da brividi. Commuovente. Toccante.

Ed é dedicato al distacco dalla vita, anche se quasi gioioso a dispetto del finale, anche il racconto di Barbara Di Gregorio, giovane autrice che nelle narrative brevi le sue frecce migliori. Senile.

Alessandro Greco ha dedicato le sue pagine sul distacco a Fabrizio Morosini, calciatore spentosi proprio su un campo da pallone. Ed é un ricordo bellissimo, e sono pagine che valgono da sole il prezzo del volume, davvero. Indimenticabile.

Ci concediamo una pausa grazie a Gianluca Morozzi, che ci diverte con la storia delle vicissitudini di un serial killer post-mortem. Penna felice e grande fantasia: Morozzi coglie sempre nel segno. Divertente.

Ed é una pausa necessaria, perché il racconto successivo, opera di Sasha Naspini, ci conduce all’interno di un canale in cui viene impiegata manodopera minorile per la creazione di bigiotteria con condizioni da gulag stalinista. Spaventoso.

La stessa inquietudine accompagna anche le pagine di Matteo Righetto, che ambienta la sua trama a Venezia fra speranze di cambiamento e criminalità organizzata e che propone un protagonista, Alvise, davvero ben disegnato. Esistenziale.

A chiudere la raccolta, in rigoroso ordine alfabetico, é Marco Vichi. Un autore che non tradisce mai e che sceglie di ambientare il suo racconto in una stanza, una sola stanza in cui un vecchio moribondo prende commiato dalla vita. Accarezzante.

Amate i racconti, parole giuste e mai eccessive, spazi e pause dove davvero ci vogliono? Bene, è una raccolta che fa per voi.


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