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Il mistero del primo ritratto fotografico

La storia della fotografia è caratterizzata da scatti venati di mistero: dal celebre miliziano di Capa (di cui prima o poi ci dovremo occupare) alla bandiera di Iwo Jima (in bilico fra realtà e foto posata) sono moltissime le immagini celebri che siano state oggetto di ricerche storiografiche e di polemiche.

Naturalmente, le “opere prime” – fotografie che vantino per qualche motivo un diritto di primogenitura – sono tra quelle per cui sono stati versati chilometri di inchiostro. E se l’immagine di Nicéphore Niépce di cui già abbiamo raccontato è universalmente nota come la prima della storia dell’umanità, qualche dubbio in più è suscitato dallo scatto (come vedremo, è un termine improprio…) che ritrarrebbe per la prima volta una figura umana.

Siamo nel 1838. Louis Daguerre ha appena inventato il dagherrotipo (quella con il suo cognome NON è una assonanza casuale), un procedimento con cui il tempo di posa si è notevolmente ridotto rispetto alle otto ore di apertura dell’otturatore necessarie a Niepce per la sua fotografia.

Daguerre posiziona dunque la sua attrezzatura ed inquadra il Boulevard du Temple di Parigi; il tempo di esposizione viene tramandato come “compreso fra i 10 e i 15 minuti”, periodo dopo il quale Daguerre chiude e si prepara a “stampare”. Alla conclusione del complesso processo clinico, si accorge che nell’angolo basso a sinistra sono rimasti immortalate due figure: un lustrascarpe ed il suo cliente. Si tratterebbe quindi dei primi due esseri umani mai ritratti in una fotografia.

L’ingrandimento delle figure in basso a sinistra

Quello che è accaduto è semplice e può essere verificato da ogni fotoamatore: con lunghi tempi di esposizione, le figure che transitano nell’inquadratura non vengono impressionate (“effetto fantasma”). Ma – considerato il lavoro del lustrascarpe – le due figure sarebbero rimaste sufficientemente “immobili” da essere eternate.

Come si diceva, le conclusioni non sono però così certe: alcuni storici della fotografia hanno messo in dubbio la casualità della scena, primo fra tutti Luigi Ghirri che nelle sue “Lezioni di fotografia”  arriva a sostenere che: “Nessuno ci fa caso, ma qui sulla sinistra c’è una persona ferma. Alcuni dicono sia un lustrascarpe, secondo me è un omino che aveva messo lì Daguerre dicendogli di stare fermo per alcuni minuti…” e “Qualcuno sostiene che sia Daguerre stesso che, dopo aver aperto l’obiettivo, è sceso in strada e si è fermato per alcuni minuti in quella posizione, il tempo necessario per rimanere impressionato nell’immagine”. Altri hanno invece sottolineato che una lustrata di scarpe non può durare 15 minuti, e sono stati parzialmente smentiti da uno studio che ha dimostrato come il tempo di esposizione fosse più probabilmente di 7 minuti ad una apertura di F/9, periodo più compatibile all’attività ritratta.

Infine, vi sarebbe prova di una fotografia scattata dallo stesso Daguerre nel 1837 – dodici mesi prima dunque della scena parigina – in cui sarebbe rimasto impressionato un lavoratore disteso ai piedi di un cantiere.

Ma quella che vi abbiamo proposto è tramandato come primo ritratto umano, ed il pizzico di mistero che lo avvolge rende semplicemente più intrigante il racconto di una tappa della storia di questa meravigliosa forma artistica.

P.S. A proposito di Mistero, avete già letto il bando del nostro concorso fotografico? 🙂

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