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Recensione di un gioiello: Frances Ha, un film di Noah Baumbach e Greta Gerwig

Chi è Frances? Frances è una bionda, altissima ed esuberante sognatrice, è una ragazza divertente e determinata che non scende a compromessi e, soprattutto, Frances non ha alcuna intenzione di lasciare la città in cui si è trasferita, quella New York viva e frenetica che tutti giorni le pone nuove sfide e a noi basta un minuto per adorarla!

Frances è una ballerina, Frances spera di venire assunta dalla compagnia con cui collabora, Frances ė giovane, Frances deve ancora rendere la sua esistenza stabile e decidere quali obiettivi raggiungere, insomma, Frances deve affrontare il gradino finale della crescita e noi l’accompagneremo durante questa durissima transizione. Spesso ci ritroveremo nella stanza con lei, perché da quella strettoia ci siamo passati, e alcuni di noi si sono addirittura trovati nella medesima via in cui è ora la nostra protagonista.

© 2012 Pine District, LLC

Per narrare una storia comune, il regista Noah Baumbach ha scelto di percorrere un inconsueto sentiero: le vie della città, i passaggi più importanti della vita della protagonista sono, infatti, scanditi da indirizzi, quelli degli appartamenti che è costretta a cambiare ogni volta che le si pone una scelta e perde. Quartieri diversi, nuovi coinquilini con cui convivere e da cui apprendere piccole cose e con cui stabilire legami più o meno durevoli nella sua costante ricerca di punti fermi.

Incontriamo la famiglia, condividiamo le amicizie passeggere, vediamo l’ex-fidanzato (la scena si apre proprio con la rottura dei due), assistiamo al crollo della ragazza e alla sua ricerca di una via d’uscita che non pare mai essere all’orizzonte. Frances ha il tipico impeto giovanile e non ha alcuna intenzione di rinunciare ai suoi sogni, sino a quando dovrà però scendere a compromessi con lo stato di necessità. Perché se c’è una grande differenza tra il popolo del Mare Nostrum e quello del Nuovo Continente, questa ė sicuramente la mamma e il ruolo della famiglia, che senza venire mai meno al supporto affettivo, non condivide quello economico. Nessun sadismo, solo un altro concetto di educazione e di insegnare il senso di responsabilità, decisamente più rigido di quello a cui siamo abituati alle nostre latitudini.

© 2012 Pine District, LLC

Ma il film rimane sempre ben lontano dal tramutarsi in un trattato sull’essere bravi figli, ottimi genitori, amici unici o lavoratori instancabili. Il regista si limita a narrare in modo divertente e realistico il percorso (talvolta drammatico) di una persona solare e mediamente sbandata, riuscendo a regalarci simultaneamente un’istantanea di una città, di una realtà e di una vita. E il bianco e nero, indicatore di un budget limitato, mai fu scelta migliore: la pellicola assume quel pizzico di patina indie che rende la storia magica e ancora più gustosa.

Voto: 8. Film diverso, frizzante e ritmato da una colonna sonora impeccabile. Insomma, imperdibile!

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