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Recensione del film In Trance: l’intrigante thriller di Danny Boyle

Danny Boyle torna dietro la macchia da presa, torna in un certo senso alle origini (di “Piccoli omicidi tra amici”) e torna al genere thriller psicologico, denso di accadimenti e di colpi di scena. Il regista di “The Millionaire” questa volta gira un noir molto moderno nell’attuale Londra e ci porta in una casa d’aste per presentarci il protagonista della storia: Simon (James McAvoy), un giovane assistente battitore in procinto di vivere delle giornate davvero bizzarre.

“In Trance” è il remake di “Trance”, film per la TV di inizio millennio e “In Trance” è una gran bella pellicola che riesce a tenere lo spettatore incollato alla sedia, con la curiosità in crescita esponenziale mentre tifa prima per il protagonista, poi per la sua terapeuta, quindi per i suoi amici, ma finisce per odiarlo prima di perdersi e non sapere più che emozione provare e cosa pensare.

I pochi (ma sufficienti a travolgervi) personaggi attorno ai quali ruota la narrazione sono Simon, il giovane assistente, vittima di un’aggressione che darà il via a una serie di spiacevoli situazioni; Elisabeth (Rosario Dawson), una terapeuta chiamata a supporto del povero ragazzo oramai confuso e Frank (Vincent Cassel), il ruvido “amico” che tira fuori dai guai Simon, senza dimenticare di riscuotere i debiti. Un trio vario ma coeso nel voler mettere un punto alla situazione che apre una spirale di soprese che ci faranno vacillare.

Il nostro viaggio insieme ai protagonisti prevede, infatti, un vero trip nelle loro teste al punto da dubitare sulla veridicità delle immagini. Man mano che la storia si svolge, lo spettatore viene risucchiato dentro lo schermo e si perde tra pensieri e dialoghi nel tentativo di risolvere un puzzle troppo ben congegnato per essere prevedibile. Il risultato è un costante scommettere su cosa accadrà al prossimo ribaltone credendo alle più erronee supposizioni.

Dopo i rumors che per mesi ci hanno fatto credere avremmo assistito ad un film con Michael Fassbender nei panni del giovane protagonista, Scarlett Johansson calata nel ruolo di psicoanalista e Colin Firth per una volta senza scrupoli, alla fine abbiamo di fronte un trio altrettanto efficace e sicuramente intrigante. La bellezza di Rosario Dawson mette in imbarazzo sia gli uomini sia le donne in sala e la durezza di Cassel rende credibile il suo Frank, uomo a volte forte e a volte debole.

“In Trance” porta in superficie le comuni paure; mostra come i perdenti possano tramutarsi in vincenti e riperdere per poi vincere di nuovo e via di seguito; avvalora la tesi secondo cui gli istinti primordiali talvolta sia meglio lasciarli assopiti e nascosti nei meandri nell’inconscio; e ci induce davvero a credere che l’avidità domini il mondo (non solo degli affari). “In Trance” è un’opera che prende in contropiede, una calamita che giocando con le umane debolezze riesce a creare un’unione con lo spettatore il quale, una volta arrivato al termine, lo amerà o lo odierà, secondo la propria sensibilità, ma non rimarrà indifferente.

Voto finale 7: pellicola davvero riuscita, impossibile la distrazione, consigliatissima!

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