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Recensione del film ROYAL AFFAIR – Sembra una favola nera, ma è Storia

C’era una volta Caroline, principessa bella e virtuosa. Il re suo fratello la diede in moglie a 15 anni ad un re vicino. Lo sposo le era stato descritto come un bel 21enne, colto e amante delle arti. Nessuno però le aveva detto che Christian era anche mentalmente instabile, violento e puttaniere, e succube della matrigna Juliane, che complottava con i nobili e il clero per mettere sul trono suo figlio, fratellastro del re.

Dopo avere avuto un bambino, il principino Frederick erede al trono, la giovane regina, privata persino dei suoi libri, troppo moderni per quella corte bigotta, era rassegnata ad una vita triste e solitaria. Ma un giorno il capriccioso Re assunse un nuovo medico di corte, e tutto cambiò. Il borghese dottor Johann era capace di fare ragionare il re folle, ne divenne amico e pian piano, con pazienza lo indusse ad apportare molti miglioramenti nella vita del popolo, asservito ad una nobiltà pigra e reazionaria.

Ispirato dalla filosofia di Rousseau, insieme  alla colta e pietosa Caroline lo convinse a rendere obbligatoria e gratuita la vaccinazione dei bambini contro il vaiolo, che tante morti causava anche nei regni vicini, ad illuminare e pulire le strade, istituire orfanotrofi pubblici, tutte opere finanziate con tasse su rendite e gioco d’azzardo. Fu vietata poi la tortura dei prigionieri, abolita la censura sulla stampa e infine soppressa la servitù della gleba. Persino il grande Voltaire scrisse al Re Christian una lettera per congratularsi per il suo governo illuminato.

Caroline e Johann, avvicinati dagli ideali condivisi e dal comune isolamento in quella corte ostile, si innamorarono ed ebbero una bambina, la piccola Luisa Augusta. I nobili fino ad allora avevano solo mugugnato; toccati nella borsa e nel potere approfittarono dello scandalo e si allearono con la perfida regina madre: sobillarono il popolo con la menzogna che il dottore e la regina stavano avvelenando il re per renderlo pazzo e scoppiò una rivolta. Fu così che il dottore venne arrestato e decapitato, e l’infelice Regina fu mandata in esilio e privata anche dei suoi bambini, che non vide mai più.

Caroline morì a 24 anni, ma affidò a un’amica un diario, in cui raccontava ai figli la sua storia, da aprirsi quando Frederick fosse stato adulto. Il 16enne principe convinse così il padre a rivoltarsi contro il fratellastro usurpatore; divenne Re, ripristinò e perfezionò le riforme e governò, amatissimo, per 55 anni.

Non è una favola, è una storia vera. Il dottor Johann Friedrich Struensee fu davvero il consigliere, ad un certo punto il reggente “de facto”, del folle re Christian VII di Danimarca, e amante della regina Caroline Mathilda, sorella di Giorgio III d’Inghilterra. Una storia d’amore breve (Struensee arrivò a corte il 12 gennaio 1769 e fu giustiziato il 28 aprile 1773) ma intensissima, che avrebbe cambiato per sempre la storia della Danimarca e influenzò quella dell’intera Europa.

Scrivendo questa sceneggiatura – giustamente premiata alla Berlinale 2012 – Rasmus Heisterberg e il regista Nikolaj Arcel hanno fatto un ottimo lavoro: ci hanno raccontato appassionanti eventi storici quasi incredibili (e probabilmente conosciuti solo dai Danesi) con asciuttezza e realismo, senza mai indulgere nel pittoresco e schivando l’effetto soap-opera, rischio grosso dato lo svolgersi degli eventi.

Il risultato è una pellicola di oltre 2 ore che scorre tutta d’un fiato. Ispirata ai grandi film storici degli anni ’40 e ’50, non vuole solo “mostrare” la storia attraverso vestiti e acconciature d’epoca, ma anche dare forza ai personaggi e alle loro vicende attraverso un punto di vista contemporaneo. La storia d’amore non è mai invadente, è trattenuta e pudica. Quello che sembra partire come un melodramma in costume su di un triangolo sentimentale, diventa rapidamente il ritratto di un’epoca dominata da uno scontro di ideologie ancora attuale: da una parte il riformatore, ateo e illuminista, dall’altra i conservatori, parassiti corrotti e bigotti, dominati dal clero, in uno scontro certo non ad armi pari. E in mezzo una giovane donna, in una Storia tanto più grande di lei.

Eccellenti tutti gli interpreti, a partire dal come sempre grandissimo Mads Mikkelsen: il suo dottor Struensee è intelligente e seducente; non è un eroe, ha difetti e debolezze oltre che ideali, e lui ce li mostra con una passione fortemente interiorizzata e tutta nordica. Deliziosa la Caroline di Alicia Vikander: moglie umiliata, madre tenerissima, amante appassionata, ragazzina schiacciata dal destino, è sempre all’altezza del ruolo. La vera sorpresa è Mikkel Boe Følsgaard, interprete di re Christian: ancora allievo dell’Accademia di recitazione di Copenaghen quando fu scelto per la parte – un ruolo complesso, un personaggio infantile e cupo, a tratti disgustoso, ma anche un povero burattino che infine muove a pietà – ci mostra un uomo psichicamente tormentato usando grande maturità ed ammirevole equilibrio. L’Orso d’Argento come Migliore Attore a Berlino 2012 l’ha davvero meritato.

Una menzione speciale va poi al direttore della fotografia Rasmus Videbæk, che utilizza meravigliosamente un’illuminazione d’interni basata su fiaccole e candele e mostra negli esterni, soprattutto nei giardini, un gusto coloristico ispirato ai quadri di Gainsbourgh.

Un film “all’antica” nel senso migliore del termine, non sentimentale o nostalgico, quanto ben scritto e ben interpretato, con ottime scenografie   e costumi e una storia appassionante. Cosa pretendere di più?

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