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Sotto Assedio: un film di fanta-politica, fanta-azione e fanta-storia

Il 2013 è stato segnato dal predominio del genere action nelle due accezioni “simpatico sparatutto” oppure “catastrofe scampata grazie ad un eroe per caso”. Oggi, infatti, esce “Sotto Assedio” nonostante sia ancora vivo nella memoria collettiva il testosteronico “Attacco al Potere”, classico blockbuster all’americana tutto muscoli, machismo, stereotipi e luoghi comuni con protagonista un pompatissimo Gerard Butler nel panni del salvatore del Presidente degli Stati Uniti e del mondo libero, dopo un attacco alla Casa Bianca tanto improbabile quanto degno del miglior fanta-film di serie C.

Superata l’estate, ecco che arriva in sala un’altra versione della medesima storia: presidente rigorosamente afro-americano, intrusione a palazzo che ha del portentoso, roboante distruzione dei luoghi con abuso di bossoli e dinamite degna di un videogioco e il classico buon padre di famiglia incompreso che si trova nel posto e al momento giusto per riscattare sé, salvare il mondo e mostrare il suo valore ai cari e a noi tutti.

© 2013 Columbia Pictures Industries, Inc. All Rights Reserved.

Il padre dell’anno con nozioni di artiglieria pesante, a questo giro ha il volto di Channing Tatum che, dopo le apparizioni in “G.I Joe 2” e “Side Effects”, ri-vediamo per la terza volta nel 2013 su grande schermo, qui nei panni di un protagonista che non convince neanche un po’.

L’attore tanto credibile nei panni dello spogliarellista di “Magic Mike”, tanto perfetto come scavezzacollo in “G.I.Joe”, in grado di farci sospirare quando fa una brutta fine in “Side Effects”, qui possiede le phisique du role, ma non l’espressione adatta, quella che ci convinca ad appassionarci alla storia. Il suo modo di impersonare un agente di sicurezza non mi ricorda il vicino di casa, non incarna l’uomo sofferente a caccia dell’occasione di una vita, non è un ex-combattente segnato nel fisico e nell’anima dall’esperienza sul campo, anzi in certi passaggi è talmente poco convincente da suscitare ilarità.

© 2013 Columbia Pictures Industries, Inc. All Rights Reserved.

Stupisce che dietro la macchina da presa vi sia Roland Emmerich, il papà del divertentissimo e ritmato “Indipendence Day” e dell’apprezzatissimo “Anoymous”. Il regista qui si arena confezionando un prodotto che non è neppure divertente nonostante descriva situazioni impossibili e, com’era accaduto con “The Day after Tomorrow”, il risultato è opinabile. Semplicemente qui nulla va per il verso giusto: la sceneggiatura è priva di guizzi, novità, originalità e di quegli elementi che piacciono tanto oltreoceano come il patriottismo all’ennesima potenza, l’esibizione di maschia forza e il cameratismo.

Oltre alla noiosa trama che mai sorprende, ai dialoghi sorpassati (che sia tutta colpa del doppiaggio? Boh…) e alle performance sottotono, ci mettono il loro carico pure gli effetti che non appaiono per nulla speciali, anzi alcune esplosioni comportano abbondanti crolli di polistirolo, il che nel 2013 lascia quantomeno perplessi. Insomma, il c.d. packaging è da film per la TV, da vedere quando attanagliati dalla morsa della stanchezza, sotto una copertina distesi comodamente sul proprio divano. Deludente anche per la categoria “film per staccare la spina il venerdì sera”.

Voto finale 5: bocciato senza possibilità di salvezza.

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