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Recensione del film Captain Phillips: Tom Hanks nel suo ruolo preferito

Ho un problema ed ha un nome, si chiama Captain Phillips. Non parlo del reale capitano della nave americana che nel 2009 è stato rapito dai pirati somali, bensì della versione cinematografica da oggi in sala. “Captain Phillips” narra la storia vera (!) del capitano della Maersk Alabama, che ha eroicamente difeso il suo cargo sino a quando i pirati hanno avuto la meglio e, nel tentativo di salvare sé stesso e il proprio equipaggio, è stato sequestrato e tenuto in ostaggio da una banda di disperati alla ricerca di soldi facili.

Poche immagini ed è subito chiaro quale sia il vero fulcro della storia: due capitani a confronto, due culture faccia a faccia che difendono i propri interessi, due mondi che si scontrano, due lati della medesima medaglia, la Terra. Su questo globo meraviglioso, infatti, convivono una varietà di realtà tanto diverse e distanti con, spesso, necessità contrastanti.

© 2013 Columbia Pictures Industries, Inc. All Rights Reserved.

La Maersk Alabama era grande, batteva bandiera a stelle e strisce ed era forte di un notevole primato: da duecento anni nessuna nave americana era mai stata dirottata, ma… mai dire mai! In un batter d’occhio, una manciata di pescatori senza futuro si ritrovano a fare il lavoro sporco per i signori della Guerra locali e a risvegliare i principi e l’orgoglio che contraddistinguono i figli dello zio Sam. Il risultato è un film in cui cinque uomini su una scialuppa si fronteggiano mentre pian piano subiscono un crollo psicologico e fisico.

Una storia che molti ricorderanno, una trasposizione su grande schermo con tutte le caratteristiche di un’impresa titanica, una pellicola che ha indotto la produzione a scegliere un regista (britannico) abituato alle sfide, esperto di thrilling e amante delle immagini da giornalismo d’inchiesta (d’altro canto Greengrass ha mosso i primi passi proprio li). Il risultato è un’opera sprovvista d’inutili fronzoli, che non fa mai leva né su quella pietas tipicamente cristiana né sui principi cari oltre oceano. Insomma, la melassa non gronda mai e la narrazione corre veloce e costante sino al prevedibile e tragico epilogo.

© 2013 Columbia Pictures Industries, Inc. All Rights Reserved.

E così come su sceneggiatura, regia e decisioni tecniche non si può eccepire nulla, neppure ci sentiamo di criticare la scelta del cast, anzi applaudiamo all’accuratezza con cui sono stati scritturati dei ragazzi somali, per una volta provenienti realmente dal corno d’Africa e smilzi come dovrebbero essere, e a Tom Hanks, la cui interpretazione è priva di sbavature. L’attore è sempre perfetto nel ruolo nel buon padre di famiglia, che fa perennemente la scelta giusta e rimane retto e corretto sino alla fine. Ovviamente, quando soffre ci coinvolge emotivamente e quando pian piano la sua psiche va in frantumi, inducendolo a mosse azzardate, anche noi cediamo.

Nonostante tutte queste belle premesse, non riusciamo però a liberarci di due pensieri fastidiosi: il primo è se davvero l’estrema disperazione induca le persone a inanellare un’interminabile sequenza di azioni stupide, perché questi neo-pirati finiscono davvero per fare la figura dei deficienti. Il secondo è un appello all’Academy: è auspicabile che dopo 40 anni di ruoli affini un attore diventi bravissimo in quei panni, ma per l’amor del cielo che Tom Hanks rimanga fuori dalla rosa di candidati che mai come quest’anno potrebbero contendersi l’Oscar attori che hanno dato davvero il meglio di sé, altrimenti… mi ribello 🙂

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