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Sul set di “Hello Bingo” in compagnia del regista Marco Lamanna

Il denaro non fa la felicità! Quante volte avete sentito questa frase? E quanti film se ne sono occupati? Mi vengono in mente almeno due pellicole, “Wall Street” e “The Game”, ironicamente interpretati sempre da Michael Douglas, che si confrontavano con il reale potere d’acquisto del dio-denaro. Va bene, sono i sentimenti ad alimentare la nostra sfera emozionale e nei momenti duri sono i ricordi belli a darci la forza per non mollare, ma se in queste situazioni avessimo i soldi e potessimo assoldare un Mr. Wolf senz’anima, in grado di renderci ancora più felici, non saremmo disposti a correre il rischio?

Con domande come queste in testa e con crescente curiosità su “Hello Bingo”, il cortometraggio horror pulp citato (e interpretato!) da Simone Riccioni durante la chiacchierata di qualche mese fa (che trovate qui), abbiamo raggiunto il regista milanese Marco Lamanna sul set, per conoscerlo meglio e farci raccontare della sua nuova fatica, ormai alle battute finali.

Ciao Marco, benvenuto su MaSeDomani e grazie di aver trovato del tempo per noi durante una delle giornate chiave nella vita di “Hello Bingo”. Essendo una storia horror sarà impossibile rivelare ai lettori la trama, però ci sveli l’origine del titolo e come sia nato questo progetto?

Ciao Vissia e grazie a te di essere qui! Dopo diverse riflessioni abbiamo scelto “HELLO BINGO” perché è una delle battute pronunciate dal personaggio principale del film, un villain con una notevole dose di umorismo.

“HELLO BINGO” è il secondo cortometraggio targato Blackduck Movies e nasce dall’esigenza di esplorare nuovi generi ancora inediti nella scena indipendente italiana. Anche se il punto di partenza è sempre uno scenario thriller horror (già esplorato nella sua sfera più metafisica e surreale con “THE PATH”, il nostro primo lavoro), “HELLO BINGO” imbocca da subito una strada ricca di atmosfere e tinte pulp.

Perché hai deciso di dedicarti a un genere come quello horror da noi ancora di nicchia rispetto al mercato estero, ben più attratto da pellicole che provochino i brividi?

L’horror italiano, anche se ancora per pochi, sta in questi ultimi anni producendo lavori sempre più interessanti, diffusi sia tra gli appassionati sia in importanti festival internazionali. L’avventura della Blackduck Movies inizia in questo clima ricco e stimolante, in cui è facile confrontarsi sia col pubblico sia coi colleghi, con la volontà di contribuire alla rinascita di un cinema italiano lontano dagli schemi oramai impolverati della tradizione nostrana.

La scelta di scrivere e dirigere un corto che esplorasse l’universo tipicamente americano del genere pulp e grindhouse nasce quindi da una sfida,  dalla volontà di aprirsi a un pubblico e a un mercato più ampio, internazionale, oltre che da una sconsiderata passione personale.

Entrando nel locale è subito evidente che lavori con ritmi diversi rispetto ai tuoi colleghi, perché scegliere uno stile “all’americana” a cui cast e crew potrebbero non essere abituati? Come hanno reagito i ragazzi a questa tua richiesta?

Nonostante tutti gli studi, ha preso il sopravvento la mia passione per lo stile a stelle e strisce. Credo che il cinema americano sia la perfetta sintesi di narrazione, ritmo, attenzione e cura dell’immagine. Fare un film non vuol dire soltanto raccontare una storia e con “HELLO BINGO” ho voluto sperimentare (e sottolineo sperimentare) ritmi narrativi diversi, un linguaggio rapido e spontaneo nelle battute, dialoghi sopra le righe, quasi artificiosi, che credo diano forte personalità ai personaggi e al film.

Questo ha imposto un modo diverso di lavorare: l’approccio alla scena e alla recitazione sono lontani dal cinema italiano o dal teatro (da cui provengono gli attori) ed è stato divertente! Con Emilia, la protagonista, per esempio, abbiamo trascorso un intero pomeriggio studiando il ritmo di una scena di “A prova di morte” di Tarantino, per individuare atteggiamenti e accenti a cui potevamo ispirarci.

Facciamo felici le lettrici più giovani e passiamo a una domanda imprescindibile: raccontaci la tua esperienza con Simone Riccioni, com’è nato il suo personaggio? Ci puoi anticipare qualcosa?

Non posso rivelarti molto di Jimmy (interpretato da Riccioni), diciamo che non se la passerà troppo bene 🙂

Avevo notato Simone in un lavoro di Giorgio Pastore (anche lui in “HELLO BINGO”) così l’ho contattato e solo in un secondo momento sono venuto a conoscenza della sua partecipazione al film di Moccia. L’ho fortemente voluto perché, come ti accennavo, dò molta importanza allo stile visivo nei miei lavori e Jimmy doveva avere una fisicità e un modo di fare alla “californiana” che, infatti, Simone mi ha aiutato a creare sin da subito.

Da parte sua l’attore è stato disponibilissimo a confrontarsi con un genere per lui nuovo e, personalmente, ho molto apprezzato la sua voglia di mettersi in gioco esplorando forme di recitazione inedite. Credo sia stato divertente per tutti.

 E ora vogliamo conoscere l’uomo nell’ombra, colui che ci regala sogni: chi è Marco Lamanna, la persona e il regista?

Alle spalle ho un percorso poco convenzionale. La passione per l’immagine e l’estetica derivano da una laurea in lettere ad indirizzo artistico. Per anni sono stato a stretto contatto con l’arte contemporanea, ho partecipato a mostre (inter)nazionali con le mie installazioni e la mia video-arte. Parallelamente ho studiato cinema e linguaggio cinematografico lavorando come videomaker per agenzie pubblicitarie e case discografiche.

Dopo aver ricevuto (nel 2012) il premio come miglior regista al PVI (premio videoclip indipendente) per un filmato ispirato a “Vanishing Point” di Richard C. Sarafian, ho deciso di dedicarmi al cinema fondando con alcuni amici e collaboratori la Blackduck Movies, un’etichetta indipendente che spazia dal genere horror alla fantascienza.

Chiudiamo con una curiosità: qual’è stata la cosa più divertente che ti è capitata mentre giravi?

Il set è un luogo strano: c’è tensione, tante sono le difficoltà e… succedono cose incredibili! Ricordo quando abbiamo bersagliato Simone per una ventina di ciak con delle palline da giocoleria (in una scena che temo di dover tagliare); oppure quando l’unico uragano della scorsa estate ci ha allagato il garage dove stavamo lavorando. Probabilmente, però, la cosa più ridicola è stata quando, mentre giravamo un pestaggio con l’aggressore in primo piano, la nostra truccatrice Elena, che doveva spruzzare “sangue” dal basso verso il volto dell’attore, è riuscita a “insanguinare” il soffitto, il pavimento, le pareti, me e l’obiettivo, gli abiti, insomma, tutto tranne ciò che doveva: il viso del cattivo era lindo! Però  l’ambiente era molto gore 🙂

Ringraziamo Marco per averci portato dietro le quinte e gli auguriamo d’incollare alla poltrona un vasto pubblico nei mesi a venire con il suo “HELLO BINGO”. A voi che ci state leggendo, invece, ricordiamo che questa sera vi sarà l’anteprima milanese del cortometraggio – tutti i dettagli cliccando qui – mentre se volete seguire le evoluzioni dei nostri eroi ecco qualche indirizzo utile: www.blackduckmovies.com (anche su Facebook) e www.marcolamanna.com

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