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Presentazione del film “Il Capitale Umano”: il regista Paolo Virzì racconta…

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Rientro dal riposo natalizio in compagnia di Paolo Virzì e dei protagonisti più giovani del film de “il Capitale Umano”. La presentazione alla stampa del nuovo lavoro del cineasta livornese avviene in una mite giornata invernale, nel cuore della Lombardia industriale, centro nevralgico degli affari di una Penisola ferita dal crollo finanziario degli ultimi anni, così come descritta nell’opera.

Siamo a Milano, e il regista ci parla di quel “capitale umano” in crisi economica e di valori; delle nuove generazioni che nascono consapevoli di dover dipendere, sfiduciate di non poter vivere un futuro fatto di conquiste, soddisfazioni e realizzazione dei sogni di un tempo; di quella realtà fatta di piccoli centri materialmente ricchi, ma umanamente sterili; di quell’Italia piegata dalla difficile situazione, incattivita, che ogni giorno perde forze e speranze.

Virzì è sorridente, ci svela qualcosa in più dell’opera che l’ha portato ad addentrarsi nel noir, nelle Prealpi umide e nebbiose, nelle vite introverse di quella gente agiata di  un ambiente senza un vero passaporto. Potremmo essere ovunque, nel Connecticut (in cui è nato il romanzo da cui è tratto il film), oppure in qualche paese mitteleuropeo o in patria, appunto. Il cineasta, infatti, preferisce trasferire il racconto in Italia e scattare un’istantanea di casa (sua e nostra).

Il regista sul set del film
Il regista Paolo Virzì sul set del film

L’incontro però ruota soprattutto attorno alla scelta dei luoghi, di cui si è tanto sentito mormorare durante le feste: perché sovrapporre città differenti? Perché non scegliere una location definita e definitiva? Che nessuno avesse sottolineato alle persone coinvolte nel progetto che Varese e Como sono “rivali” da sempre e che unirle, fonderle, farle divenire un tutt’uno avrebbe rinfiammato fuochi temporaneamente assopiti? Tanto più che i luoghi presi in prestito fungono da emblema di un triste declino senza soluzione, situazione di difficile digeribilità per quei local direttamente coinvolti.

L’intento era di trasmettere il senso di smarrimento che si prova in terre straniere (estranee alla propria quotidianità), la volontà era di rendere tangibile una sensazione, la suggestione, e di creare un luogo inesistente che fosse metafora di ricchezza, solitudine e silenzio. Invece ci siamo tutti soffermati sulla città immaginaria e su altri dettagli (di cui parleremo domani nel commento al film) Insomma, qualcosa è andato storto nelle comunicazioni, nonostante la chiarezza di intenti del regista e la volontà di usare la settima arte per comunicare l’attuale aggressività dilagante, l’astio, la sofferenza.

Guglielmo Pinelli e Matilde Gioli in una scena del film
Guglielmo Pinelli e Matilde Gioli in una scena del film

Sul finire della chiacchierata si è accennato anche ad Hollywood e al sogno americano (che potrebbe in futuro diventare una necessità per continuare a fabbricare sogni), ma la voglia di rimanere entro i domestici confini (sin quando possibile) per mostrare NOI ha, per ora, avuto la meglio.

“Il Capitale Umano” uscirà giovedì 9 gennaio 2014 nelle sale: sapete che sarà un thriller ambientato in Lombardia, che i narratori saranno più di uno, che il cast sarà ricco di nomi illustri, ma anche di due giovani esordienti, capitati per caso all’audizione e richiamati quando oramai di acqua sotto i ponti ne era passata un bel po’. Per tutto il resto… è solo questione di ore 😉

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