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Recensione del remake di Carrie – Lo sguardo di Satana

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Carrie è tornata, Carrie è giovane, bella, fresca e… disadattata! Carrie è il frutto dell’estro creativo di una nelle penne horror che hanno segnato indelebilmente il XX° secolo: Stephen King. Carrie era già stata adottata da un regista prima di oggi. Nell’oramai lontano 1976 fu Brian De Palma a cimentarsi con un genere così particolare e a contribuire al raggiungimento della fama di attori del calibro di John Travolta e Sissy Spacek (nominata all’Oscar® – che poi non vinse – proprio per l’interpretazione di Carrie). Quindi, potremmo direi che Carrie sia una di quelle vecchie conoscenze che ci fa piacere rivedere.

Carrie torna in questi giorni al cinema e molte sono le similitudini con la “sorella maggiore”: la coerenza con la prima trasposizione cinematografica è ben visibile, per una volta non si è tentato di rivisitare le pagine del libro ma si è creato un vero remake. Un esempio? Se mamma e figlia nel libro erano sciatte, sovrappeso e dai capelli bianchi la prima e corvini la seconda, qui sono sempre rosse e scarne, trasandate e con una chioma che brama una goccia di balsamo e una spazzolata.

© 2012 Metro-Goldwyn-Mayer Pictures Inc. and Screen Gems, Inc. All rights reserved.
© 2012 Metro-Goldwyn-Mayer Pictures Inc. and Screen Gems, Inc. All rights reserved.

Epilogo a parte, la storia della giovane Carrie è di quelle che possono capitare e il suo disagio è comune tra le adolescenti: è figlia di una madre che oggi definiremmo single e fondamentalista cristiana, una di quelle persone che vede il male e il peccato in ogni dove e costringe la figlia a crescere come un’emarginata. Carrie è quindi il bersaglio prediletto di tutte le forme di bullismo presenti nel suo liceo e, ovviamente, si sente brutta e non ha fiducia in sé stessa. Tutto questo cambierà il giorno in cui la ragazza subirà una terribile umiliazione che però le farà prendere coscienza dei suoi poteri di telecinesi e di come usarli a proprio favore.

La trama segue uno schema logico e simile a quanto potreste ricordare dalla versione precedente. Il cast, come accadde in passato, ci piace. Se Julianne Moore, infatti, anche nei panni di una fanatica religiosa vestita con abiti castigati e una coiffure che minaccia ritorsioni se non gode a breve di una mis en plis, riempie lo schermo, la protagonista, invece, è una vera sorpresa e le due donne riescono a farci dimenticare la carenza di suspense e di scene angoscianti.

© 2012 Metro-Goldwyn-Mayer Pictures Inc. and Screen Gems, Inc. All rights reserved.
© 2012 Metro-Goldwyn-Mayer Pictures Inc. and Screen Gems, Inc. All rights reserved.

La ragazza è espressiva e così calata nella parte da essere il vero punto di forza di una pellicola che scorre e si lascia vedere da un pubblico ben più vasto di quanto si potesse prevedere. Oggettivamente, infatti, la tensione non è molta, anche se il sangue scorre copioso, e mamma e figlia sono in modi diversi entrambe fuori come un balcone al punto da creare meravigliosi siparietti talvolta ai limiti del comico-grottesco.

A prescindere dall’intensa predominanza del colore rosso, il prodotto sembra quindi destinato a tutta la famiglia. Se volete iniziare gli amici impressionabili alle atmosfere horror, questa è la vostra occasione! Gli altri, invece, beh… non si troveranno di fronte ad un film sconvolgente e orripilante, ma si preparino a una divertente e colorata serata 😛

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