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MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE di Arthur Miller – Regia di Elio De Capitani

Mi è sempre piaciuto Michael Moore: nei suoi documentari, pur nel suo stile eccessivo e un po’ retorico, ci mostra un’America ferita, impoverita, arrabbiata, ma non doma né priva di speranza. Checché ne dicano i suoi detrattori, credo che ami profondamente il suo Paese e ne rispetti ed ammiri i principi fondativi: proprio per questo ha tutto il diritto di criticare le distorsioni di quei principi da parte dei pochi a danno dei moltissimi. 

Arthur Miller (1966) - Koch, Eric / Anefo
Arthur Miller (1966) – Koch, Eric / Anefo

Ho fatto questa riflessione all’uscita da teatro, dopo aver assistito a MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE, scritto da Arthur Miller nel 1949. Aveva raggiunto la fama nel 1947 con ERANO TUTTI MIEI FIGLI, storia disperata di un industriale di successo che durante la guerra ha fornito scientemente all’aviazione pezzi di ricambio difettosi; scoprirà poi di aver provocato la morte di molti piloti, fra cui il suo stesso figlio. Qui siamo in un mondo più dimesso, e motivo del disfacimento della famiglia Loman non sono un fatto o una persona in particolare: è l’idea stessa di Sogno Americano, l’estenuante aspirazione al successo, il pervicace rifiuto anche solo dell’idea di fallimento, a costo di mentire a tutti ma soprattutto a se stessi.

Will Loman ha 63 anni e da 36 si trascina appresso per i grandi magazzini di tutto il New England le valige coi campionari di una ditta di New York. Ma ormai è stanco, e gli hanno appena tolto il fisso mensile: con le provvigioni sempre più scarse è sempre più difficile far quadrare il bilancio. La moglie Linda è una donnina semplice e affettuosa che si occupa della loro casetta di periferia, totalmente succube del marito e ignara della loro situazione economica: Will è autoritario e bizzoso, vanta glorie immaginarie, millanta amicizie altolocate, dice sempre che va tutto bene, che non c’è da preoccuparsi. E lei gli crede.

De Capitani e Crippa - Laila Pozzo/Nep-Photo
Elio De Capitani e Cristina Crippa – Laila Pozzo/Nep-Photo

Il figlio maggiore Biff è appena tornato a casa, era scappato da Brooklyn a 17 anni: dopo la bocciatura all’esame di matematica, che gli impedì di entrare in un college prestigioso per il quale aveva vinto una borsa di studio per il football, aveva scoperto il padre con un’altra donna. Da allora non ha combinato nulla di buono, ha girato tutti gli States e dopo 15 anni è tornato disilluso e senza un soldo. E il padre lo disprezza per questo, addirittura lo accusa di aver fatto apposta a non dare l’esame di riparazione: solo per fargli dispetto avrebbe rovinato le paterne aspirazioni di fama e grandezza. E non fa che paragonarlo al figlio minore Happy: lui sì che si è sistemato, è fidanzato e ha un buon lavoro con ottime prospettive di carriera. In realtà dietro la facciata di viveur e aspirante dirigente si nasconde un misero tirapiedi vanaglorioso e puttaniere.

Angelo Di Genio - Laila Pozzo/Nep-Photo
Angelo Di Genio – Laila Pozzo/Nep-Photo

Will ha un disperato bisogno di denaro: cerca di coinvolgere i figli nell’ennesimo grandioso progetto, ma nessuno ha fiducia in lui e accetta di finanziarlo. L’unica soluzione è farla finita, almeno la moglie potrà contare sull’assicurazione sulla vita. E di Linda è l’amara battuta finale: il pomeriggio c’è stato il funerale e proprio quel mattino aveva finalmente pagato l’ultima rata del mutuo.

Due tempi di 90 minuti l’uno e non sentirli: grazie sicuramente alla secca, mai retorica scrittura di Arthur Miller. Ma gran parte del merito per la riuscita dell’applauditissimo spettacolo va alla magnifica regia di Elio De Capitani. Non c’era bisogno di attualizzare nulla, il testo è ancora tristemente attuale. Ha preferito invece lavorare su quel “Inside his Head”, dentro alla sua testa, che avrebbe dovuto essere il titolo originale. Will Loman ha vissuto talmente tanti anni in un mondo di sogni e di menzogne che non riesce più a distinguere il presente dai ricordi del passato, le fantasticherie dalla vita vera, fino ad annegare in onirici flashback, in cui passa come un fantasma suo fratello Ben: lui è partito, e lui sì che ha avuto successo.

Monumentale protagonista è lo stesso De Capitani, la devota Linda è sua moglie Cristina Crippa: la loro più che trentennale vicinanza nella vita oltre che sul palcoscenico è evidente e commovente in ogni momento dello spettacolo. Angelo Di Genio è Biff e Marco Bonadei è Happy: regalano ai due ragazzi Loman giovanile energia insieme a grande maturità professionale. Entrambi sono reduci da tre stagioni e centinaia di repliche di THE HISTORY BOYS, così come Gabriele Calindri (Ben), Andrea Germani e Vincenzo Zampa: la Compagnia dell’Elfo, che ha festeggiato quest’anno i 40 anni di attività, ha davvero allevato una degna generazione di eredi.

MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE è in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano fino al 2 febbraio 2014. Nella pagina dedicata sul sito del Teatro  trovate informazioni, programma di sala, materiali critici e note di regia di uno spettacolo davvero imperdibile.

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