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Esploriamo la Scuola Più Pazza Del Mondo con Mako, Miko e Mutsuko

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È arrivato il momento di presentarvi tre bambine molto particolari. Tre piccole pesti di cinque anni, burlone e curiose, che scoprono il mondo e i suoi misteri vivendo tutto come un gioco. Nel loro incessante esplorare, spinte dall’incontenibile voglia di conoscere e capire ciò che le circonda, la bionda, la rossa e la mora, un giorno irrompono nella loro scuola, violano un divieto di accesso e s’intrufolano nella diroccata aula di scienze, dove truccano e travestono un vecchio manichino ignare della sua anima che riprende vigore nelle ore notturne. Questo sarà solo l’inizio di una serie di (dis)avventure che porteranno le piccole, nel cuore della notte, a fare i conti con antiche leggende e con le creature che popolano le aree  dismesse del complesso scolastico.

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Fantasmi, demoni, vecchi sortilegi e tradizioni, nulla scompone le bimbe che, affascinate dalla magia e dalla novità delle situazioni, si tuffano in una vera e propria corsa verso il traguardo. L’atmosfera gotica, data dall’oscurità e dalla decadenza dei luoghi, rende tutto più affascinante e avvincente e non, come potrebbe pensare un adulto, più pauroso e angosciante. Insomma, tanti i piccoli pretesti per rendere le sorprese meno prevedibili sia alle protagoniste, sia agli spettatori in sala. Questa storia si rivolge, infatti, a quella categoria che non avverte il pericolo, non percepisce mostri, ombre e manichini parlanti come situazioni surreali, giacché intenta a seguire le peripezie dei protagonisti, attratta dalle immagini colorate e voluminosissime (nonostante l’assenza di 3D), e con una gran voglia di vivere in prima persona le sfide mostrate.

Nonostante il target sia molto molto giovane (bambini delle elementari), sorgono un paio di dubbi: i maschietti riusciranno a non sentirsi esclusi e a immedesimarsi? Le tre simpatiche donnine in miniatura potranno mai essere un riferimento per i turbolenti ometti? Inoltre, perché proporre a dei fanciulli un film d’animazione che alterna situazioni infantili a comicità sottile e scene che ricordano l’horror, adatte a chi ha qualche anno in più? Al contrario, è invece una certezza che il pubblico in gonnellina si divertirà e che noi adulti non ci annoieremo, grazie ad immagini, colori e dialoghi che intrigano anche chi si è lasciato alle spalle l’infanzia da un po’.

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Nell’insieme il cartone non ha la magia delle opere di Myazaki, non ha il brio e l’intreccio narrativo de “I Croods”, ed è lontano dalle favole Disney, ma è comunque godibile, leggero e ritmato, con eccellente grafica, con garbati tributi al genere reso celebre da Tim Burton e, a suo modo, anche al mondo dei videogiochi con tutte quelle stanze e quelle prove da superare per vincere e ottenere un premio. Mi domando solo se non fosse più adatto al piccolo schermo, magari sotto forma, appunto, di avventure a puntate. Voto finale: appena sufficiente.

Vissia Menza

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