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Recensione di Nymphomaniac Vol.1 il nuovo chiacchierato film di Lars Von Trier


Attenzione! 
Il film potrebbe urtare la sensibilità di alcune persone ed è adatto ad un pubblico adulto

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Pioggia, notte, un vicolo, squallore, solitudine, il corpo di una donna con evidenti segni di lotta giace a terra esamine.  Un uomo non più giovane la vede, la soccorre, non la porta in ospedale ma a casa propria dove, tra una tazza di te al latte e l’altra, inizia un lungo racconto di una parabola discendente che dura da mezzo secolo.

La narratrice è una delle attrici preferite del regista danese, Charlotte Gainsbourg, l’uditore casuale è Stellan Skarsgård, anche lui non alla prima apparizione nelle opere di Lars Von Trier e visto recentemente nel thriller grottesco “In Order of Disappearance”. I protagonisti sono la ninfomane Joe (la Gainsbourg) e Seligman (Skarsgård), esseri umani tanto diversi quanto con sorprendenti affinità elettive e una flessibilità mentale strabiliante: lui accetta le stravaganze di lei senza battere ciglio, nell’aria aleggia subito un’intimità, una rispettosa disinvoltura e così, in quell’anonima casa, nasce qualcosa che ci verrà svelato tramite i molti dettagli su cui si sofferma l’attento occhio della telecamera.

Nymphomaniac - Photo by Christian Geisnaes
Nymphomaniac – Photo by Christian Geisnaes

Le inquadrature, infatti, non sono mai casuali, ogni particolare è un tassello di un mosaico che durerà ore e imporrà a noi due passaggi al cinema. Il Vol. 1 del tanto atteso e chiacchierato nuovo lavoro di Lars Von Trier, ha infuocato la prima (e più importante) domenica in Berlinale 2014, oscurando qualsiasi altro film o evento. Cosa si celasse dietro quel titolo, come fossero state montate le immagini, sino al giorno prima racchiuse in poche ed ermetiche righe di sinossi ufficiale, erano oramai le domande che attanagliavano anche l’ultimo degli indifferenti. Infine, il segreto è stato parzialmente svelato. Ora sappiamo come quel cast ricco di nomi illustri (alcuni dei quali a prima vista ci avevano stupito) sia stato sfruttato dall’autore e come tutto sia cominciato. Ora manca solo quel finale in cui sapremo se prevarrà la favola o il realismo, la voglia di shock o di quiete.

La storia della crescita di Joe, la sua scoperta del sesso, la sua idea dei rapporti uomo-donna non sono più un mistero. La ragazza ha un grosso problema: si rapporta davvero male con i propri organi genitali, ha una sessualità tanto assidua quanto sterile, povera e misera, e il suo rapporto con i sentimenti è alquanto distorto. Tutto è fuori fase, lei sembra riuscire a conviverci benissimo e – cosa sorprendente – non subirne mai alcuna ripercussione negativa.

Nymphomaniac - Photo by Christian Geisnaes
Nymphomaniac – Photo by Christian Geisnaes

Insomma, la verosimiglianza in molti passaggi, per ora, latita. La giovane e bella protagonista conduce una vita normale nonostante un disagio enorme che, immagino, abbia punti in comune con i trascorsi del regista, posta la dovizia con cui viene tutto raccontato. Ambienti, luci e dettagli sono intriganti e dimostrano meticolosità quasi ossessiva; il cast è eccellente (e lo sapevamo); mentre ritmo e intreccio appaiono volutamente lenti al limite del soporifero. Entrati nel mood del film, infatti, tutta quell’abbondanza fallica annoia tremendamente, il sottolineare luoghi comuni e concetti sentiti troppe volte, stanca e rende faticosa la visione.

Aleggia la sensazione di voler elevare qualcosa che è – e rimane (!) – un problema che affligge numerose persone, cosa che non è divertente per chi ci lotta e risulta stucchevole agli occhi del pubblico, soprattutto quando non in cerca di voyeurismo di lusso. Il tentativo di filosofeggiare sull’argomento infastidisce e altera le percezioni al punto da rendere molti insofferenti e fa tremare la sottoscritta al pensiero di essere solo a metà del guado. Lars Von Trier è spesso amato perché osa, sfida ed eleva ad arte lo squallore umano. Ai miei occhi ogni sua nuova prova conferma solo di non essere riuscito a esorcizzare a sufficienza i demoni che lo perseguitano. Buono lo sforzo, ma vorrei vedere, prima o poi, un’evoluzione che si sta facendo attendere da troppo tempo.

Vissia Menza

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