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Il film “La Sedia della Felicità”: una frizzante e avventurosa caccia al tesoro

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Prendi due commercianti, Dino-il tatuatore e Bruna-l’estetista, che lavorano uno difronte all’altra. Entrambi giovani, spiantati, piantati e quasi disperati. Metti tra loro un TIR che li faccia conoscere e il gioco è fatto. Perché Dino (Valerio Mastandrea) un giorno si reca da Bruna (Isabella Ragonese) e poche ore dopo iniziano una folle ricerca di uno stock di orripilanti sedie zebrate con lo schienale a forma di elefante.

Quell’obbrobrio farà la loro fortuna! Bruna, infatti, per arrotondare e racimolare i soldi per il suo nuovo centro estetico, si reca in carcere a fare le unghie a una dama dell’alta borghesia finita dietro le sbarre. Quest’ultima sul letto di morte le svela un segreto. Peccato che nella stanza vi sia anche il prete pronto a darle l’estrema unzione, che sente bene quelle ultime parole della nobil-ladra e non ha intenzione di rinunciare alla caccia al tesoro.

Giuseppe Battiston in "La Sedia della Felicità" - Photo: courtesy of 01Distribution
Giuseppe Battiston in “La Sedia della Felicità” – Photo: courtesy of 01Distribution

La coppia improvvisata, che unisce le forze per il bene comune, si ritrova quindi ben presto tra i piedi padre Weiner (Giuseppe Battiston) e… la commedia entra nel vivo! Corse, rincorse, sgambetti, furti per “necessità”, richieste d’aiuto bizzarre e molto altro, irrompono sullo schermo. Il film di Mazzacurati è una commedia davvero scoppiettante, un crescendo di situazioni comiche ricco di camei di grandi attori che credo si siano divertiti molto. Da Antonio Albanese che fa sé e il gemello di sé stesso, a Raul Cremona che si disegna i baffi e diviene un prestigiatore amato nelle convention di gelatai, sino a Fabrizio Bentivoglio esperto d’arte, tutti contribuiscono alla riuscita di una pellicola che ci sorprende e fa ridere non poco.

La trama e, soprattutto i dialoghi, sono sagaci, equilibrati e mai banali. Non una caduta di stile, tutto avviene e si ferma al momento giusto. Grande prova di saggezza e di capacità, che Mazzacurati dimostra anche nella direzione degli attori i quali rimangono sempre entro i propri confini, permettendo all’opera di sfoggiare tante presenze importanti. La sobrietà concede anche all’amore di sbocciare: nasce in sordina, cresce rimanendo sullo sfondo e emerge al momento giusto, quale inno alla gioia, premio di resistenza, per non aver mai perso le speranze, per essersi aggrappati ad un sogno, per aver rischiato e per non aver pensato troppo.

Isabella Ragonese e Valerio Mastandrea in "La sedia della Felicità" - Photo: courtesy of 01Distribution
Isabella Ragonese e Valerio Mastandrea in “La sedia della Felicità” – Photo: courtesy of 01Distribution

“La Sedia della Felicità” è una favola moderna nelle situazioni, nella comicità, nel suo essere vera. Dipinge una realtà spesso grottesca, comica nella sua disperata quotidianità e che può indurre chiunque a inseguire uno stock di sedie per tutto il Nordest.

Presentato fuori concorso all’ultimo Torino Film Festival, arriva oggi nelle sale cinematografiche un bel film di casa nostra.
Se vi piace sognare e sperare che le favole, nonostante capitino di rado, succedano anche nella vita reale; se avete voglia di una risata intelligente provocata da equivoci e colpi di scena; se siete alla ricerca di una buona commedia per trascorrere con la famiglia i ponti festivi alle porte, questo film  fa al caso vostro. Io ho iniziato abbozzando sorrisi e mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi!

Vissia Menza

Ultimo aggiornamento il 14 novembre 2014, ore 21:40

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