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[Recensione film] Il mondo fino in fondo

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Avete mai fatto una follia per sentirvi davvero liberi? Per iniziare a vivere la vostra vita, come volevate da molto, troppo, tempo? Di quelle azioni che si sognano e sono cariche di speranze, che fanno vibrare ogni fibra del nostro corpo. Spesso non è necessario mollare tutto e andare in capo al mondo (anche se per alcuni è l’unico modo), sono sufficienti piccole rotture (ideali o fattuali, poco importa) per trovare la forza di ingranare la prima e mettersi in marcia sulla strada che fa per noi.

Davide (Filippo Scicchitano) e Loris (Luca Marinelli) sono fratelli e vivono ad Agro, un paesino come tanti, simbolo di quella provincia italiana tutta uguale, impostata e per bene. I due lavorano nell’azienda di passamaneria del padre sino al giorno in cui il fato imporrà loro un’avventura non pianificata che li cambierà per sempre. A tratti inseguendosi, finiranno senza neppure un bagaglio in Patagonia, dove scopriranno qualcosa in più sull’altro e molto su se stessi e sull’amore, ritrovando un io assopito da troppo tempo.

Filippo Scicchitano e Luca Marinelli nel film "Il mondo fino in fondo" © Maria Vernetti
Filippo Scicchitano e Luca Marinelli nel film “Il mondo fino in fondo”
© Maria Vernetti

“Il mondo fino in fondo” è un road movie che non sembra italiano, pur essendo una storia tutta nostra, fotografia della provincia anonima fatta di fabbrichette zeppe di gente che sta bene (per lo meno economicamente) ma che dentro soffre, imbrigliata nel “si deve fare” oppure anestetizzata dalla continue rinunce che l’ha ridotta a condurre una vita pre-confezionata. Il film non sembra delle nostre parti per l’assenza di quegli elementi che confinano spesso il  cinema tricolore dentro i confini nazionali.

L’opera ha, infatti, molti pregi: oltre a non adottare il tipico schema della commedia amara tutta italica (nessun io narrante con voce fuori campo, nessuna spiegazione di azioni e decisioni, totale assenza del senso di colpa e del piagnisteo), non ci sono vittime ma solo persone che vivono la propria esistenza – chi prima e chi dopo – e, nella loro normalità, ci assomigliano e ci ricordano i drammi vissuti o che stiamo vivendo.

Filippo Scicchitano, Luca Marinelli e Manuela Martelli nel film "Il mondo fino in fondo" Photo: courtesy of Microcinema Distribuzione
Filippo Scicchitano, Luca Marinelli e Manuela Martelli nel film “Il mondo fino in fondo” Photo: courtesy of Microcinema Distribuzione

E non è finita qui. Con un’abilità che ha tanto da insegnare ai suoi colleghi, Lunardelli ci fa dimenticare sia un esordiente (seppur solo nel lungometraggio): ha le idee chiare su cosa voglia dagli attori, dalla fotografia, dai luoghi, e dimostra di saperlo ottenere. Tutto è come dovrebbe e la pellicola è una melodia senza note stonate. Ogni cosa confluisce nella medesima realistica direzione e, magicamente, la storia diviene esportabile. La ciliegina sulla torta è che non sembra un film low budget: i dettagli son curati, la narrazione è delicata, i messaggi efficaci, a riprova che quando si ha una buona idea, e si sa come realizzarla, tutto sia possibile.

Chi mi conosce sa quanto sia raro che stili addirittura un elenco di elogi a cast ‘n crew, ma questo film ha un raro equilibrio tra veridicità e finzione: rimane nei giusti confini, senza aggrapparsi agli schemi della fiction TV e/o alle banalità, e raggiunge l’epilogo in tempi che non stremano il pubblico, quindi, credo che Lunardelli meriti una chance di mostrarci il suo “mondo fino in fondo”!

Vissia Menza

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