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Recensione Stupore e tremori di Amelie Nothomb

By | 2016-02-29T23:48:01+00:00 maggio 10, 2014|Lettura, Libri, Recensioni|

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Stupore.

Ti abbandoni a queste 120 pagine, che leggi in un pomeriggio, con lo stupore di chi vede descritta in una esperienza lavorativa estrema una serie di elementi che credevi – e che forse sono – cliché: il rapporto fra i giapponesi e il lavoro, un rispetto per la gerarchia che supera ogni aspetto di umanità, un certo senso di superiorità verso il mondo occidentale, azioni e pensieri non propriamente orientati al riconoscimento del ruolo della donna.

Tremori.

Perché in alcuni lunghi momenti della lettura ti tremano, letteralmente, le vene dei polsi. La discesa verso gli inferi aziendali di Amèlie è insopportabile, ci si domanda frase dopo frase quale possa essere il livello immediatamente successivo di umiliazione che sarà costretta a sopportare. E pagina dopo pagina è sempre un po’ peggio, e ti accorgi che ti stai infuriando sempre di più, ma continui a leggere fra le descrizioni dei pacchi di fotocopie da riprodurre una pagina alla volta, tentativi di ritagliarsi un ruolo che abbia una parvenza di utilità, buffi tentativi di inventarsi una attività che inizialmente fanno sorridere, e poco dopo infuriare.

Ho molto amato alcuni libri di Amèlie Nothomb: tendo a preferire i suoi racconti di fantasia alla narrazione, naturalmente romanzata, di aspetti autobiografici che caratterizzano parte della sua produzione. “Stupori e tremori” si iscrive a questo ultimo gruppo, ma è – decisamente – un libro da leggere: con un occhio a Kafka e alle assurdità della vita ed un altro a David Foster Wallace, per l’umorismo cinico ed il taglierino possente di una scrittura che ferisce.

Alfonso d’Agostino

La citazione:

“D’istinto andai alla finestra. Incollai la fronte al vetro e seppi che cosa mi sarebbe mancato: non a tutti era concesso di dominare la città dall’alto del quarantaquattresimo piano. La finestra era la frontiera tra la luce orribile e la mirabile oscurità, tra i gabinetti e l’infinito, tra l’igienico e l’impossibile da lavare, tra lo sciacquone e il cielo. Finché esisteranno finestre, l’essere umano più umile della terra avrà la sua parte di libertà.


Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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