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Salinger (il mistero del Giovane Holden) al cinema solo per un giorno

Centoventinove minuti e non sentirli. Due abbondanti ore che volano via come se fosse una. Nel panorama cinematografico sappiamo sia possibile, ma è un evento talmente sporadico da farci gridare al miracolo ogniqualvolta accada. In quelle rare occasioni siamo difronte a pellicole di finzione avvincenti, spesso storie vere romanzate, anche se ultimamente il genere documentaristico sta balzando sempre più spesso agli onori della cronaca.

Come accadde, infatti, qualche settimana fa con la storia incredibile di Vivian Maier, la bambinaia-fotografa che raggiunse la notorietà mondiale per caso solo post-mortem, anche oggi è un documentario a strabiliarci e a suggerirvi di ritagliarvi il tempo per andare a vedere al cinema “Salinger (il mistero del Giovane Holden)”.

Salinger_poster

Quante volte vi siete chiesti, apprendendo la notizia dell’ennesimo ritratto cinematografico, cosa vi fosse di nuovo da svelare intorno alla figura pubblica di turno? E, probabilmente, nel caso di Salinger vi sono non poche aggravanti: ė stato uno dei più importanti scrittori del secolo scorso, oggetto di studio nelle aule scolastiche; ė da decenni fonte d’ispirazione per orde di adolescenti nei quattro continenti; ha scritto UN SOLO romanzo, il Giovane Holden; e si ė ritirato a vita quasi eremitica senza nulla pubblicare dal 1965! E ora? Beh, di novità ce ne sono un bel po’.

Autore geniale, persona prolifica che riuscì a scrivere il suo unico romanzo (per lo meno pubblicato) mentre era al fronte durante la seconda Guerra Mondiale, Salinger è avvolto da sempre da una fitta coltre di nebbia. Auto-esiliatosi nelle foreste del New Hampshire dagli anni ’60 sino alla morte (avvenuta nel 2010!), si narra abbia scritto tutti i giorni della sua esistenza ma, di fatto, non pubblicò più nulla, e anche le interviste furono solo una manciata.

Shake Salerno e Buddy Squires, scrittori e cineasti caparbi, tra una sceneggiatura per Oliver Stone (“Le Belve”, ndr) e quella del sequel di “Avatar”, hanno compiuto un’impresa titanica. Otto anni di interviste e ricerche, che hanno coinvolto oltre 200 persone legate allo scrittore, hanno portato alla stesura di una biografia mai così completa che poi è sfociata in un documentario. Un puzzle intricato, ricco di suspense, in cui si cerca di ricostruire l’immagine di Salinger, capire chi fosse la persona in grado di creare Holden, quali fossero i suoi demoni, cosa lo facesse gioire, come sopravvisse agli orrori della guerra, e perché si ritirò tra i boschi per decadi.

J.D. Salinger su una jeep durante la guerra
J.D. Salinger su una jeep durante la guerra

Il filmato mostra un uomo di origini benestanti, istruito (anche se amava farsi espellere dalle migliori scuole), colto, bello, curioso, che venne segnato dagli eventi. Jérôme David Salinger era meticoloso, ostinato, abile osservatore e con un dono unico: toccare l’animo del lettore, portare all’immedesimazione generazioni diverse di persone con alle spalle storie, realtà e turbamenti propri. Ma non solo, scopriamo una persona come noi, con i medesimi pregi e difetti, che riusciva a de-scrivere i pensieri dei giovani, gli amori non vissuti e la sofferenza interiore, anche quando non era più un giovanotto. Semplicemente un genio!

E di questo genio, la cui vita fu davvero fuori dagli schemi, scopriremo molto che nei libri – al momento – non compare e alla fine ci sarà una sorpresa che farà la gioia di tutti, anche di chi, come la sottoscritta, avrebbe voluto azzuffarsi con Holden.

Vissia Menza

Il documentario sarà nelle sale solo domani 20 maggio 2014, mentre i milanesi questa sera in Duomo-Feltrinelli potranno avere un assaggio delle numerose sorprese che ci attendono da oggi in poi 😛

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