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[Recensione film] 3 Days to Kill: si può salvare il mondo e ritrovare l’amore?

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Ethan ė un nome che nel cinema funziona, soprattutto se la storia è di spionaggio con molta azione e sottile ironia cosparse qua e là. Ethan Hunt (il protagonista di “Mission Impossible” interpretato da Tom Cruise, n.d.r.) ci ha abituati alle sue imprese mirabolanti, in cui ha sempre la meglio sul nemico, al suo fisico atletico e alla sua creatività che lo porta ad essere sempre il migliore in campo in barba agli anni che passano. E oggi Ethan Renner non è da meno, o meglio, quest’uomo ė visibilmente attempato e acciaccato ma, con uno spara-cannone in mano, è il miglior cecchino a cui possiate ambire.

E, si sa, quando si ė il primo della classe, ė facile diventare il bersaglio di nemici e amici (presunti) quindi, dopo un inizio esplosivo, come prevedibile, le brutte notizie fanno il loro ingresso in scena. E da qui prende il via il film “3 Days to Kill”, con il non più giovanissimo Kevin Costner nel ruolo del letale agente CIA, sotto la direzione di McG (il regista di “Charlie’s Angels”) con co-sceneggiatore Luc Besson, che ultimamente sta dimostrando una vena creativa nella scrittura di polizieschi, dal profumo retrò e ambientati nelle sue terre, piuttosto prolifica.

Kevin Costner in una scena di "3 Days to Kill" - Photo: courtesy of Eagle Pictures
Kevin Costner in “3 Days to Kill” – Photo: courtesy of Eagle Pictures

Dopo “Brick Mansions“, oggi andiamo a Parigi per incontrare il nostro eroe e ci troviamo prima sommersi di bossoli, poi travolti da una femme fatale (Amber Heard), sempre a caccia di brutti ceffi e mafiosetti vari e, alla fine, con figli adolescenti da recuperare. La narrazione tocca con attenzione tutti gli stereotipi del genere, riuscendo comunque a strappare non solo sorrisi ma addirittura costanti risate. Il dialogo ė divertente e i colpi di scena non mancano.

“3 Days to Kill” non farà la storia del cinema, ma è un film onesto che si presenta per quello che è e riesce a svagare il suo pubblico con il suo colorato intreccio di eventi. Ethan, infatti, dovrà badare da solo alla figlia adolescente (che non vede da 5 anni!) per tre lunghi giorni e, nel mentre, dovrà potare a termine un lavoro ricco di rincorse, torture e uccisioni. Tra una merenda alle giostre e una scazzottata in un luogo pubblico, il papy dell’anno ne prenderà/darà molte e riuscirà a ricevere – nel mentre -anche buoni consigli su come gestire la figliuola non più bimba.

Kevin Costner e Connie Nielsen in una scena di "3 Days to Kill" - Photo: Courtesy of Eagle Pictures
Kevin Costner e Connie Nielsen in “3 Days to Kill” – Photo: Courtesy of Eagle Pictures

Sarà stata la tristezza provata nel vedere un premio Oscar® pubblicizzare beni di largo consumo e saranno stati i segni del tempo che solcano vistosamente il volto del signor Costner, ma dopo la lettura della sinossi breve non nutrivamo grandi speranze. Invece, è andata molto meglio del previsto. In sala, molti mi sono apparsi presi in contropiede dall’agente Ethan/ Kevin che, mentre salva il mondo, nonostante sia passatello e malconcio, riesce a farci stare bene. La pellicola, infatti, è perfetta per quei momenti in cui vogliamo solo vedere un film che sia divertente, non difficoltoso da seguire, e con qualche intrigo – possibilmente internazionale – da risolvere. Per noi è promosso e, tra qualche mese, confidiamo che sui canali TV adrenalinici attirerà l’attenzione del suo pubblico.

Vissia Menza

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