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Italia-Inghilterra, la prima volta a Wembley

In omaggio all’esordio degli azzurri nel Mondiale 2014 in Brasile, previsto per domani notte, la nostra tradizionale “storia di una fotografia” si trasforma oggi in “storia di tre fotogrammi”.

Cominciamo a contestualizzare: siamo nel 1973, e l’Italia sta per affrontare in amichevole gli inglesi nello storico tempio di Wembley. Bisogna provare a sfatare una tradizione ormai cinquantennale: mai nella storia della nostra nazionale di calcio, infatti, siamo riusciti a battere gli inglesi a casa loro.

Le premesse sono francamente poco positive: quella squadra, guidata dal CT Ferruccio Valcareggi, non brilla certo per capacità realizzative, nonostante la presenza in campo di alcuni mostri sacri del pallone italico. A saper leggere tra le stelle, però, qualche speranza pare concretizzarsi: l’amichevole è fissata infatti per il 14 novembre, data in cui cade il trentanovesimo anniversario della leggendaria partita passata alla storia come disputata dai “Leoni di Highbury” (cliccando qui troverete l’affascinante storia di quella epica giornata sportiva).

England Italy 1934

Come se non bastasse, ci hanno pensato i giornali inglesi ad animare la vigilia. Sui tabloid londinesi, nei giorni immediatamente precedenti il match, si ironizza sui “20,000 waiters would be descending on the national stadium to see their native side in action”. Il riferimento, certamente poco elegante e tipico di quell’umorismo anglosassone sempre pronto a scivolare nel cattivo gusto, è duplice: da una parte si intende scherzare sull’umiltà di tanti emigrati italiani andati a cercar fortuna in suolo britannico e spesso impiegati come camerieri (waiters), dall’altra si ironizza probabilmente anche su Chinaglia. Il centravanti azzurro aveva iniziato infatti a tirare i primi calci ad un pallone in Galles, nazione in cui era emigrata la famiglia ed in cui il piccolo alternava allenamenti al campo di calcio con una mano data alla trattoria di famiglia.

Youtube ci regala il video integrale di quella partita, con la telecronaca dell’indimenticato Nando Martellini. Provo ad offrirne un riassunto per chi non se la senta di spararsela tutta (mi sento di consigliarlo agli appassionati, però): gli inglesi ci presero a pallonate per una buona settantina di minuti. E’ vero che l’Italia applicò l’arma tipicamente pi˘ congeniale al nostro gioco, che un immenso Rivera lanciava i contropiedi azzurri in maniera magistrale e che sia Riva che un indemoniato Chinaglia resero la serata del portiere inglese Shilton piuttosto complicata. Ma è altrettanto innegabile che il pallino del gioco fu costantemente in mano inglese, e che Zoff si erse a protagonista assoluto della serata: un paio di miracoli sul primo palo (prima il destro e poi il sinistro), un balzo miracoloso per togliere un missile diretto all’incrocio a metà del secondo tempo.

Poi, a quattro minuti dalla fine, una sintesi del nostro calcio: quattro passaggi in contropiede, Chinaglia (proprio lui, dileggiato per il servizio ai tavoli) fugge sulla corsia di destra, scherza con uno spompatissimo Mc Farland e scaraventa verso la porta. Shilton ci arriva e respinge corto, Capello (mai più stato così simpatico) interviene con una mezza stincata e la mette dentro. “Un regalo per tutti i camerieri”, dichiarerà in seguito.

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Gli inglesi sono battuti a casa loro, Wembley non è più una roccaforte sportiva e la nazionale italiana scopre che non esistono partite impossibili da vincere.

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