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L’esercito dei mercenari di Matthew Reilly

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Ora, non è che uno torna a casa, apre Spotify e si ascolta ogni santissima sera la Wiener Philharmoniker in una memorabile interpretazione wagneriana. E non è che dopo cena uno si debba posizionare mollemente sul divano per godersi le scene più rilevanti de “Il settimo sigillo”, commuovendosi mentre la Morte gioca a scacchi con Antonius Block.

No: a volte uno sale in macchina e ha voglia di ascoltare il ritornello stupidissimo ma molto orecchiabile che fa da sottofondo all’ultima pubblicità di un gelato al mango, oppure vuol semplicemente scaraventarsi davanti alla TV per godersi due ore di insensate sparatorie che abbiano un protagonista (uomo) tatuato fino alle sopracciglia ed una protagonista (donna) con un ridottissimo vestitino in latex.

Lunga introduzione che sottintende una  giustificazione non richiesta, me ne rendo conto. Ma il mio “io lettore” è fatto della stessa pasta: va in brodo di giuggiole per Murakami eppure a volte ha il bisogno di essere nutrito con pagine di pura azione.

Fino a qualche anno fa a svolgere egregiamente il compito erano stati i romanzi di Tom Clancy, almeno fino a quando la storia di Jack Ryan e famiglia non prese una piega surreale; da qualche giorno ho scoperto (grazie, R.) una voce che proviene dal continente oceanico e che mi sembra in grado di rispondere ad una esigenza di puro stacco.

Matthew Reilly ha dato alla stampa una lunga serie di romanzi culminati nel 2013 con la pubblicazione de “L’esercito dei mercenari”, romanzo che risponde perfettamente alla definizione di “patto fra autore e lettore” basato su uno scambio che è chiaro e infrangibile fin dall’inizio: chi ha il libro in mano implora soltanto di essere catturato da trama ed eventi, e come contropartita mette sul piatto l’assoluta disponibilità a ritenere possibile qualsiasi cosa.

Funziona perfettamente: Reilly impone alla sua narrazione un ritmo forsennato che garantisce un evento (generalmente militar-violento) ogni cinque/sei pagine. E tu non puoi metabolizzare la morte di un personaggio o il rischio corso dal protagonista semplicemente perché sei perfettamente conscio che sta per accadere qualcosa che, nell’economia dell’impianto narrativo, sarà altrettanto epocale. Non avverti la mancanza di una caratterizzazione dei personaggi perché, semplicemente, nooooon-laaaaa-vuoiiiii: senti soltanto il bisogno di arrivare alle battute finale, disponibile a chiudere un occhio su inverosimili voli aggrappati ad una fune aeronautica o su bestie feroci incattivite da addestramenti terroristico-circensi.

Dopo un paio di cene in ristoranti stellati Michelin, un (buon) panino con la salamella ha sempre il suo bel perché.

Alfonso d’Agostino

Scheda libro
Titolo: L’esercito dei mercenari
Autore: Matthew Reilly
Editore: Nord
Collana: Narrativa Nord
Anno di pubblicazione: 2013
Pagine: 362
ISBN: 9788842922377

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