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[Recensione film] Welcome to the Punch – Nemici di sangue

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Il detective Max Lewinsky cerca di risolvere tutti i casi a lui assegnati con l’impeto tipico dei giovani. È così che una sera, inseguendo un noto criminale a cui da la caccia da tempo, non da ascolto al suo superiore e ci rimette un ginocchio.
Jacob Sternwood è un professionista del crimine, uno di quegli uomini freddi, osservatori e ottimi calcolatori che sanno quando ritirarsi e tenere un profilo basso. Comprensibile scelga l’Islanda come luogo di buen ritiro. Il giorno in cui il giovane figlio si mette nei guai è costretto a riemergere dall’ombra e ad improvvisarsi detective. Così facendo riapre vecchie ferite e ridà il via ad una caccia all’uomo a lungo attesa dal povero Lewinsky.

Max (James McAvoy) sperava da anni che Sternwood (Mark Strong) ritornasse a tiro e oggi non ha intenzione di rinunciare alla sua rivincita. Quello che non poteva prevedere era che la sua indagine avesse sviluppi inattesi. Una pioggia di bossoli, tante legnate alla rotula malconcia, una luce perennemente livida, location spesso umide e frequentate solo nel cuore della notte, fanno da sfondo a un buon thriller a cui il doppiaggio non pare rendere giustizia.

James McAvoy in una scena del film
James McAvoy in una scena del film

Un James McAvoy determinato e un Max Strong glaciale sono i due protagonisti di una pellicola dalla trama intrigante. I dubbi iniziali vengono infatti presto risolti e lo spettatore si ritrova a domandarsi cosa possa ancora nascondersi tra le righe di un film che pare già spiegato a fine primo tempo. Di fatto, il meglio deve ancora venire. Quello che poteva essere un poliziesco dalla trama-fotocopia, assume maggior carattere e incuriosisce sempre più con lo scorrere dei minuti. Chi è il vero burattinaio? Cosa sta realmente accadendo dietro le quinte? Quale sarà fil rouge che unisce i protagonisti?

“Welcome to the Punch” è un’opera del 2011, uscita in patria un anno fa, da noi passata in sordina prima di attirare l’audience del piccolo schermo. Pellicola che ricorda molto quegli action-thriller che vediamo solo andando per festival del cinema, per lo più confezionati a Hong Kong, in Corea e altri paesi lontani. Film dal clima inclemente, con atmosfere cupe, carichi di scontri e sofferenza, ricchi di ribaltoni, in cui il povero protagonista ne esce fisicamente malconcio ma vittorioso, dopo estenuanti disavventure durante una nottata interminabile che segnerà la sua vita per sempre.

Mark Strong in una scena del film
Mark Strong in una scena del film

Ci è piaciuto scoprire un thriller europeo in grado di eguagliare i prodotti del Far East. Ci è quindi dispiaciuto che il suo smalto sia stato intaccato da alcune sbavature in regia (che mortificano la recitazione); dall’assenza di un passato e un futuro che conferisse concretezza ai personaggi (non si capisce da dove nasca l’ossessione del detective nei confronti del cattivo e non intuiamo che ripercussioni avranno le rivelazioni notturne sulle vite di tutti); e, come accennavamo qualche riga sopra, da un doppiaggio che non suona bene. Nel complesso, “Welcome to the Punch” è comunque un film godibile e rassicurante 😛

Vissia Menza

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