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Storia di una fotografia: il bambino che non poteva sentire

Il grande Ferdinando Scianna – per chi non lo conosce un ENORME fotografo italiano – ha scritto: “Fotografare è una maniera di vivere. Ma importante è la vita, non la fotografia. Importante è raccontare. Se si parte dalla fotografia non si arriva in nessun altro posto che alla fotografia.

E’ un modo bellissimo di raccontare la fotografia, e mi aiuta ad introdurre la storia dell’immagine di cui voglio raccontarvi oggi.

Siamo negli Stati Uniti, primi anni 60. Harold Whittles è un bambino a cui è stata diagnosticata una sordità dovuta ad un problema genetico, e dunque irrimediabile. Non avrei voluto essere un paziente di quel pediatra, perchè qualche anno dopo – prendiamo con le pinze quanto recuperato sul web, ma dovremmo essere intorno al 1964 – Harold viene accompagnato da un altro medico, che ritiene immediatamente che la patologia potrebbe essere risolvibile.

Seguono settimane di terapia e di continue verifiche effettuate tramite un auricolare, fino a quando il bimbo – improvvisamente – sentì per la prima volta. L’immagine che segue racconterebbe esattamente quel momento.

Jack-Bradley-bambino-sente

Ora, io non so se il racconto di quanto descritto sia davvero accaduto così come è stato tramandato: il nome del medico è rimasto sconosciuto, il che si adatta perfettamente alla storia. Il vero protagonista è certamente il bambino, una sorta di piccola rivincita del ritratto sul ritrattista, il cui nome è spesso più famoso del soggetto catturato.

Quello che so è che la Vita dovrebbe essere esattamente così: occhi spalancati a guardare la meraviglia del mondo, dalla più piccola cosa all’incontro con un altro, dallo spettacolo naturale a quello, certamente più intimo, di un bambino che scopre l’udito.

Alfonso d’Agostino

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