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[Recensione film] La Preda perfetta

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Frank Scott, lo sceneggiatore dell’esilarante e acuto “Get Shorty”, le cui battute hanno accompagnato la mia vita universitaria, del thriller “The Interpreter”, con la splendida Nicole Kidman, e del fanta-action “Minority Report”, per la sua seconda prova in regia decide di attingere a qualcosa di classico: si cimenta con il thriller poliziesco, basato sui romanzi frutto della penna di Lawrence Block. “La Preda perfetta” è ambientato in una piovosa e notturna New York City, per lo più in quartieri anonimi agli occhi del turista, in case residenziali e anfratti inquietanti.

Protagonista assoluto è l’agente di polizia in pensione Matt Scudder (Liam Neeson), ora investigatore molto privato – senza licenza (!) – ma con un codice deontologico superiore a quello di molti colleghi. Sin dalle prime inquadrature sappiamo quale sia il male che affligge l’uomo. La sua anima è sofferente a causa di un evento accaduto otto anni prima che l’ha portato a un cambiamento radicale. Forse, oggi, Scudder ha, infine, l’occasione di alleggerirsi. Una notte, infatti, un tossicomane incontrato poco tempo prima, lo invita a casa del fratello per ascoltare la sua storia. L’uomo, sulle prime reticente, alla fine accetta.

Photo: courtesy of Eagle Pictures
Photo: courtesy of Eagle Pictures

La trama ha un intreccio fatto di follia, sofferenza, segreti e scheletri nell’armadio, badilate di droga, giustizia privata, etc etc etc., un campionario di errori e scivoloni che conosciamo e facilmente ci intriga, proprio per l’umanità e la debolezza degli eroi che si avvicendano sullo schermo. Nell’insieme, il film non è un action-thriller, né un giallo strabordante suspense. “La Preda perfetta” propende per una narrazione quieta e costante, un’ottima fotografia e un grande interprete. Il racconto non offre picchi da cardiopalma, il sangue sgorga copioso, per lo più sotto la pioggia, e Liam Neeson ci regala una delle tante interpretazioni ineccepibili.

Lunghe sequenze, parole soppesate in dialoghi solidi (e talvolta prevedibili), una manciata di persone sulle tracce dell’assassino che non fa notizia ma uccide in modo spietato e seriale. L’(anti)eroe piace sempre e il regista lo sa, ha occhio (e si vede), è attento ai dettagli e omaggia sia il noir sia il poliziesco anni ’70, generi caratterizzati da poche parole, luce soffusa e quella che io definisco una sorta di sofferente lentezza.

Photo: courtesy of Eagle Pictures
Photo: courtesy of Eagle Pictures

“La Preda perfetta” è una di quelle opere che ben si adatta a chi non s’impressiona per qualche zampillo di sangue, a chi ama storie di virtuosi dal passato tumultuoso condite con un po’ di suspense, e a chi è cresciuto amando i gialli. I fedeli lettori della lunga serie di libri (pare siano ben diciassette) sono soddisfatti per la coerenza con le pagine del loro autore preferito, e questa è una di quelle caratteristiche che ci piacciono molto. Il rispetto per la versione originale è stato ripagato: il film, in un periodo in cui è difficile superare il primo weekend di permanenza in sala, è ancora al cinema dopo quasi un mese dall’uscita!

Vissia Menza

Ultimo aggiornamento il 5 ottobre alle ore 23:24

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