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“Una Promessa”: Leconte torna al cinema

Secondo la nostra amata, e talvolta abusata, Wikipedia un film è un melodramma (o mélo) quando si ha una “recitazione a tinte forti”, è “basato su una trama romanzesca, ricca di colpi di scena e al limite dell’inverosimile, scopertamente mirata a commuovere lo spettatore” e “i personaggi sono tratteggiati in modo netto e sono quasi sempre suddivisi in modo manicheo tra buoni e cattivi”.

Per comodità, i melodrammi tornano spesso indietro nel tempo, cosi da sganciare la trama dall’eccessiva frenesia e ingiustificata isteria del nostro tempo. Si tratta per lo più di amori tormentati, a lungo sofferti e attesi, spesso pieni d’imprevisti sognati, anzi agognati, e per qualche sopravvenuta sfortuna, non consumati.

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“A Promise” diretto dal regista Patrice Leconte è un vero e proprio film mélo, poco più di 90 minuti che personalmente ho percepito come 180. Devo però ammettere che, nonostante la mia limitatissima tolleranza del genere, l’opera sia talmente fine, equilibrata, di buon gusto e meticolosa, da essere gradevole, scorrevole, coinvolgente al punto da non far distrare neppure la sottoscritta.

Leconte riesce a curare ogni dettaglio e a portarci dentro una sala da pranzo (e pochi altri ambienti), a inizio ‘900, in Germania, nella quotidianità della famiglia di Karl Hoffmeister. L’uomo è un imprenditore di successo, proprietario di un’azienda siderurgica, è in là con gli anni, e un giorno del 1912 prende sotto l’ala protettiva un giovane di talento, un orfano che ha preferito lo studio alle distrazioni che l’avrebbero condotto ad una vita di stenti.

Photo: courtesy of Officine UBU
Photo: courtesy of Officine UBU

È cosi che dopo alcuni mesi di proficua collaborazione, Herr Friedrich Zeitz di trasferisce nella villa del suo mentore. La giovane moglie dell’uomo sarà presto l’inarrivabile, intoccabile, agognato oggetto del desiderio, un amore a prima vista non corrisposto, che brucerà gli animi di tutti i protagonisti sino a un epilogo che per sopraggiungere dovrà superare la prima Guerra Mondiale.

Leconte, è discreto, attento e intelligente. Come aveva dimostrato nel trattare un argomento come il suicidio, nella geniale animazione “La bottega dei suicidi”, anche in questo caso riesce a confezionare un film che non superi mai il limite e riesca a coinvolgere anche quella parte di pubblico reticente. La sua è un’opera che ricorda le note di Mahler, nobile e senza sconti. Il crescendo di respiri, sospiri e singhiozzi arriva, e non ti molla più sino a quando non ti ha fatto sperare che agli sfortunati protagonisti capiti quell’unica occasione, sufficiente ad avvicinarli per sempre.

Photo: courtesy of Officine UBU
Photo: courtesy of Officine UBU

“A Promise” è stato presentato al Festival di Toronto lo scorso anno e solo a un anno di distanza approda nel Mare Nostrum. Basato sulla novella “Viaggio nel passato” di Stefan Zweig, è destinato a un pubblico di affezionati fan del regista e del cast impeccabile, o agli amanti del genere melodrammatico.

La pellicola è elegante e delicata, si distingue negli attuali roboanti palinsesti. Ora però tocca a voi: riuscirà a tenere testa all’atteso e graffiante sequel di Sin City “A Dame to kill for” o ai sorprendenti film italiani come “Perez”?

Vissia Menza

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