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Storia di una fotografia: Ella, Gianni Massarutto, il jazz

Sto per contravvenire ad una regola aurea quando si racconta di una fotografia: limitare il più possibile il coinvolgimento emotivo per mantenere una solida lucidità mentale.

Il punto è che in questo caso specifico la violazione è doppia: primo perchè conosco il fotografo, e in secondo luogo perchè ho conosciuto bene anche uno dei soggetti ritratti, e dettagliatamente quello in primo piano.

Facciamo che vi mostro la fotografia e poi vi spiego, ecco.

ella gianni masserutto jazz

L’immagine che vedete è lo scatto che apre “Jazz Visions” di Luca A. d’Agostino, un libro di cui abbiamo già parlato in questo post (e che volendo ci potete ancora richiedere scrivendo a commerciale-chiocciolina-masedomani.com).

Quella acciambellata in primo piano sulla sedia è Ella.
Ella era un incrocio di amori stradali dal cuore dolcissimo e gli occhi potentemente espressivi. Aveva un nome jazzista, e non solo quello: Ella improvvisava anche nella sua vita cucciola. Era uno di quei cani che non apprezza eccessivamente l’abitudine, portarla a spasso era partire alla scoperta di angoli nuovi della città. Amava la musica, credo anche quando qualcuno infilava l’armonica in bocca e cercava di tirar fuori qualche suono: non ho mai capito se quello che intonava, un misto fra un ululato disperato ed uno struggente verso operistico, fosse un grido di protesta o un accompagnamento.

Ella aveva un talento snoopyistico per il sonno: lo so che tutti i cani dormono, ma lei era proprio una professionista. Quando tornavo a casa, la prima notte non c’erano discussioni: potevo chiudere la porta, ma lei avrebbe protestato con zampate e grattatine sul legno. Non mi vedeva da un sacco, e la prima notte doveva necessariamente dormire con me.

La mattina dopo mi mettevo al computer a scrivere, lei arrivava, si acciambellava ai miei piedi e crollava sfinita come se non avesse appena terminato un sonno di dieci ore. A un certo punto alzava la testa, mi guardava, prendevo il guinzaglio e partivo con lei in direzione di un vicoletto sconosciuto che non aveva ancora segnato. Tornavamo su, sgranocchiava qualcosa cone me (guardandomi come se non mangiasse da tredici anni), poi si stendeva sazia per terra e… dormiva.

Ella, come scrive Flavio Massarutto nel testo che accompagna la foto, “se n’è andata nel paradiso dei cani con i nomi dei jazzisti”. Prima, però, ha fatto in tempo a farsi amare, a conoscere un fidanzatino, ad ascoltare una trentina di concerti jazz, a fare il bagno in un fiume e in un lago, a mostrare i denti incoscientemente a un rottweiler, e mille altre cose per cui è sempre un po’ qui con noi.

E ha fatto in tempo ad essere fotografata mentre Gianni suona e lei, pensa un po’, sonnecchia.

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