//Storia di una fotografia: un fantasma!

Storia di una fotografia: un fantasma!

By | 2014-10-31T15:54:29+00:00 ottobre 31, 2014|Fotografia|

Questa è la storia di un personaggio nato dal nulla, diventato ricco con la fotografia, processato e morto in miseria. Ed è anche, come si direbbe seduti intorno a un falò con gli amici, una storia di faaaaantaaaaaaaaasmiiiiiii (l’ultima vocabolo va letto con le vocali allungate per aumentare l’effetto terrorizzante).

William H. Mumler era un incisore attivo a Boston nella seconda metà dell’Ottocento. Fotoamatore in un’epoca che sta agli albori dell’arte di scrivere con la luce, per un errore tecnico (o un colpo di genio, non lo sapremo mai) scopre la “doppia esposizione”: si tratta di una tecnica di sviluppo ampiamente superata dalle magie degli attuali fotosciopppi che consentiva di fondere due scatti in uno, regalando ad uno dei due livelli un’aria decisamente misteriosa.

Il buon (si fa per dire) Mumler ne comprende immediatamente il potenziale: comincia a proporre sedute di fotografia spiritica, in cui assicura al soggetto ritratto di aver percepito una presenza vicino a lui e di poterla catturare con la lastra. A parziale discolpa di chi cadde in una boiata simile va sottolineato che la stessa arte fotografica era, nel 1860, quasi assimilabile ad una magia: erano anni in cui comparivano i primi ritratti e le prime istantanee, ben lontani dalla nostra abitudine odierna a stare davanti (o dietro) l’obbiettivo.

L’idea ebbe un tale successo da dare vita ad un florido studio fotografico specializzato in questo tipo di immagini:

John_J_Glover

Mumler_(unidentified)

Ma in questo genere di cose, si sa, si finisce per esagerare: c’è sempre un punto di non ritorno, probabilmente dettato da una sensazione superomistica che ti convince di essere indistruttibile. E così Mumler cadde in un paio di errori: i primi dubbi sorsero quando alcuni dei pretesi “spettri” furono visti circolare in città, perfettamente vivi e vegeti. E poi, ci fu l’affaire Lincoln:

Mumler_(Lincoln)

La vedova del presidente assassinato, già segnata dalla morte di tre dei quattro figli, aveva sviluppato un interesse per lo spiritismo che la spinse a “posare” per Mumler. Il risultato fu (ovviamente) stupefacente, e divenne talmente celebre da spingere P. T. Barnum (si, quel Barnum!) ad accusare pubblicamente il fotografo di essere un truffatore. Barnum – che aveva acquistato alcune delle foto di Mumler sborsando una saccata di soldi, e di conseguenza aveva il dentino un po’ avvelenato – portò a sostegno della sua tesi una immagine in cui si faceva ugualmente abbracciare dallo spirito del presidente defunto.

Barnum_lincoln

Mumler morì in assoluta povertà qualche anno più tardi. Fine di una parabola fotografica.

Alfonso d’Agostino

Fonti fotografiche: Wikipedia Commons, L’enciclopedia libera, 15 ottobre 2014, 21:53 UTC

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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