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Recensione del film My old Lady: ricordi e amori lungo la Senna

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“My old Lady”,  la mia anziana signora, è il titolo di una commedia che alterna il riso amaro a quello più leggero prima di far sbocciare il sentimento. L’opera è scritta e diretta dal drammaturgo Israel Horovitz. Un esordio alla regia da leccarsi le dita, che non poteva che meritare un set con la crème degli attori adusi ad alternare il palco di un teatro alla macchina da presa.

“My old Lady” è la storia di una bella vedova inglese che ha scollinato i novanta (anni) nella capitale di Francia. La donna si chiama  Mme Girard e vive in una casa da sogno a Parigi: due piani vicino al Jardin du Luxembourg con un bel bovindo vista… giardino! Prati verdi nel centro della Ville Lumière, una vera rarità e una vera fortuna, per lo meno agli occhi dello squattrinato Mathias appena atterrato da New York con l’intenzione di vendere l’appartamento che il padre gli ha appena lasciato in eredità.

Photo: courtesy of Eagle Pictures
Photo: courtesy of Eagle Pictures

Il protagonista però non sa che in Francia esiste un contratto molto particolare: il viager. Un accordo per cui l’acquirente di un immobile può permettere a l’ex-proprietario di vivere nella casa sino alla morte, a fronte di un fisso mensile che va a sostituire il pagamento dell’intero. Di fatto, se la persona è anziana, come il caso di Mme Girard, vi è un’alta probabilità che i locali si libererino presto, sborsando quindi un importo irrisorio per una abitazione di prestigio. Mathias invece pare avere ereditato un debito di ben 2.400,- €/mese nei confronti di una vecchina simpatica, in ottima salute, che convive con una figlia astiosa.

L’uomo riesce a strappare alle due donne una stanza in cui alloggiare sino alla chiusura della vendita. Inevitabile che, durante la convivenza forzata, i caratteri forti frizionino, le debolezze di ognuno emergano e tutti gli scheletri escano dagli armadi. Insomma, ne capiteranno di cotte e di crude.

Photo: courtesy of Eagle Pictures
Photo: courtesy of Eagle Pictures

Che Horovitz arrivi dal teatro è evidente: le scene son in spazi ristretti, per lo più in casa, a una tavola ben imbandita o su un divano. I protagonisti con naturalezza si fanno amare dal pubblico. Kevin Kline è Mathias, figlio fallito, traumatizzato, segnato da un’infanzia dominata da una profonda crisi familiare; Mathilde, è Dame Maggie Smith, l’anziana dal passato ricco di storie, aneddoti e bugie; e Kristin Scott Thomas è Chloé, la figlia fragile che ha somatizzato tutti gli errori degli altri e si ritrova a ripercorrere esattamente le orme dei genitori.

Il trio, abilmente, ci porta nella città delle luci, in quella casa impolverata, al fianco di quelle persone per ascoltarle, per far loro una carezza, per disperarci in compagnia e sperare di esorcizzare i traumi d’infanzia che ancora ci fanno sospirare.

Photo: courtesy of Eagle Pictures
Photo: courtesy of Eagle Pictures

Il film è dolce e gentile, è una saga familiare senza esclusione di colpi (bassi) e battute, è una commedia amara che mostra la crescita di un uomo (in particolare) e l’emancipazione dei figli (in generale), ma è anche un racconto drammatico sul rapporto genitori-figli e sugli errori che tutti commettiamo e poi trasmettiamo involontariamente a chi viene dopo. “My old Lady” racconta  la vita con le sue gioie e i suoi dolori, ma si chiude con un messaggio di speranza: alla tempesta,  segue sempre la quiete della rinascita, e la vita – spesso – ha in serbo meravigliose sorprese.

La pellicola, in sala dal 20 novembre 2014, vi regalerà una strabiliante Maggie Smith – che si aggiunge un paio di decadi per trasformarsi in Mathilde – e un Kevin Kleine in stato di grazia. Dopo la visione, vi sentirete figli migliori rispetto a ieri, padri esemplari per il futuro e, forse, persone normali rispetto a ieri oggi e domani. Perché, alla fine, in ogni famiglia ci sono storie che sarebbe meglio dimenticare, errori che non si possono cancellare e leggerezze dalle conseguenze catastrofiche.

Vissia Menza

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