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Storia di una fotografia: il razzismo di Little Rock, 1957

Il 4 settembre 1957 Elizabeth Eckford si stava preparando per il suo primo giorno di scuola al Little Rock Central High School. E’ una dei primi nove studenti afroamericani selezionati per poter frequentare il liceo in uno degli stati “bianchi” più refrattari all’integrazione. Il suo sogno è quello di fare l’avvocato: Elizabeth finisce di prepararsi e si incammina verso la scuola.

In quello stesso momento, Hazel Bryan fa parte di una rumorosa folla che si sta preparando ad accogliere i nove studenti in una forma non esattamente amichevole; quando compare Elizabeth scortata dalla polizia si alzano le prime grifa: “Lynch her! Lynch her!” “ Go home!” “Two, four, six, eight! We don’t want to integrate!”.

A Elizabeth tremano le ginocchia, ma continua a camminare. Hazel è proprio dietro di lei, e mentre sta gridando “Go back to Africa!”. Will Counts, un fotografo dell’ Arkansas Democrat, scatta questa immagine divenuta rapidamente iconica in tutti gli States.

little rock 1957

Hazel è bianca, ha solo 15 anni, esprime in una sola espressione tutta la volgarità del razzismo, la violenza pronta ad esplodere, la perdita dell’innocenza di un popolo intero. L’immagine fa il giro del mondo, viene pubblicata da Londra a Parigi, dal Vaticano a Mosca, ma è la fama locale a preoccupare i genitori di Hazel, che viene ritirata dalla scuola e si trasferisce altrove.

little-rock-1957-particolare

Cinque anni dopo, Hazel è diventata (più) adulta: ha ascoltato i discorsi di Martin Luther King, ha visto la segregazione, i posti riservati, i locali che non accettano afroamericani come avventori. Capisce che il suo volto verrà per sempre associato a quello scatto, e cerca di riparare: telefona ad Elisabeth in lacrime, le chiede scusa, comincia a lavorare volontariamente con una associazione che assiste le donne di colore in difficoltà.

Nel 1997, in occasione del 40° anniversario di quella giornata storica , il fotografo Will Counts tornò a Little Rock: nasce così “Reconciliation”, una foto che mostra le due donne finalmente riunite.

reconciliation little rock 1997 hazel elizabeth

E’ una bella storia, ma non tutte le belle storie hanno necessariamente un lieto fine: Elizabeth e Hazel si frequenteranno per una decina di anni, sia in occasioni pubbliche che in privato, fino a quando qualcosa si rompe. Forse è colpa del “protagonismo” di Hazel, presente in ogni commemorazione insieme ai ragazzi del 1957 al punto di oscurarli, o più semplicemente Elizabeth comincia a nutrire qualche dubbio sul ravvedimento della ragazza bianca. Fatto sta che le due “si perdono”, e può sembrare un peccato. Forse, però, così la storia diventa più umana, più distante da una sorta di favola moralistica, in due parole più vera.

Alfonso d’Agostino

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