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Recensione della commedia “Ogni maledetto Natale”: il lato grottesco delle feste

È fine novembre, entro pochi giorni tutti stileremo liste seduti precariamente sui seggiolini di bus e metro, oppure dettandole freddolosamente allo smartphone (che confonderà le nostre parole) o, ancora, i più organizzati, appronteranno un file Excel che interagirà con la contabilità di famiglia man mano che la colonnina “prezzo” verrà riempita.

Qualunque sia la strategia, tutti correremo all’arrembaggio dei negozi, alla frenetica ricerca dei cadeaux perfetti per parenti, mogli, mariti, amanti, amici, colleghi, sconosciuti. Perché a Natale ci sentiamo tutti più buoni, ci imponiamo di esorcizzare i nostri demoni e vogliamo una vacanza dai nostri problemi. È una regola non scritta, ci si deve divertire dimenticando tutto ciò che durante l’anno ci angustia e toglie il sonno.

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Molti di noi avranno già i brividi all’idea di dover espiare le proprie colpe trascorrendo tra un mesetto un’intera giornata sorridendo a parenti antipatici, ascoltando per la milionesima volta il medesimo aneddoto di famiglia, ingurgitando una quantità di pietanze con contenuto energetico tale da poter illuminare una città. In un verso o nell’altro, abbiamo tutti un motivo per vivere il periodo natalizio con la paura (in alcuni casi addirittura con il terrore) che si trasformi in una vera catastrofe. Quindi non è stato difficile, sin dalle prime battute, provare solidarietà per Massimo e Giulia, i protagonisti di “Ogni maledetto Natale”.

I due giovani s’incontrano per caso, si piacciono, si frequentano e quasi subito devono affrontare la prova del fuoco, il Natale è alle porte e le rispettive famiglie li attendono! I loro cari saranno tanto agli antipodi quanto simili: con tradizioni, abitudini e frequentazioni diverse ma con un identico istinto di protezione verso i figli. I Colardo di periferia, e i Marinelli Lops del centro di Roma, sono accomunati dall’amore per i pargoli e dall’abilità di creare incomprensioni e condurre la neo-coppia alla crisi.

Photo: courtesy of 01 Distribution
Photo: courtesy of 01 Distribution

“Ogni maledetto Natale” apre definitivamente le porte delle sale alle commedie made in Italy con sfondo di abeti adornati e jingle festosi. Un nutrito cast, che recita per lo più intorno ad una tavola imbandita, regala risate al pubblico in cerca di evasione dalla frenesia che contraddistingue questo periodo.

In regia troviamo un trio ormai rodato (Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo), che molti di voi ricorderanno per  “Boris”. I tre registi decidono di fare indossare i panni dei membri dei due clan allo stesso gruppo di attori quasi a voler sottolineare quanto il Natale risvegli le medesime angosce, e mostri il lato universalmente folle delle famiglie. Insomma, un giorno all’anno siamo davvero tutti egualmente matti… alla faccia della voglia di gioire, ridere insieme e vivere in armonia!

Photo: courtesy of 01 Distribution
Photo: courtesy of 01 Distribution

Gli stessi autori, in trasferta milanese, ci raccontano che l’idea sin dall’inizio era di regalare una risata leggera, di riempire una casellina nel genere commedia ancora vuota, di mostrare situazioni riconoscibili in cui il pubblico si potesse identificare. “Avete presente il lato un po’ horror del Natale? Ecco proprio quello”!

Lungi dall’essere un (anti)cinepanettone,  “Ogni maledetto Natale” è una storia romantica che ruota attorno all’amore tra due trentenni con la voglia di emanciparsi dal passato, dalle aspettative dei genitori, da “fare le cose per bene”. Di fatto, è una commedia semplice, immediata, senza sottili doppi sensi e allusioni colte. E, soprattutto, si presenta esattamente per quello che è.

In sala da qualche giorno, questo film potrebbe reggere più a lungo di quanto molti di noi credano o sperino 😉

Vissia Menza

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