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Torna al cinema il mitico “Quadrophenia”

Oggi facciamo un salto indietro nel tempo. Personalmente torno bambina, quando in casa troneggiava un giradischi con quella maledetta puntina che rigava il vinile ogniqualvolta noi piccoli virgulti provavamo ad ascoltare una traccia, la canzone preferita, o anche solo a fare un dispetto. Inevitabile la tirata d’orecchie ma impagabile il divertimento. Erano tempi in cui la musica regnava sovrana e gli scontri tra i giovani passavano anche dai gusti in fatto di accordi.

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Nell’Inghilterra degli anni ’60, l’appartenenza a una corrente o a un’altra era piuttosto evidente: partiva dall’abbigliamento. Portavi un parka sopra abiti sartoriali e guidavi una vespa o lambretta? Eri sicuramente un mod (“modernists”). Amavi le motociclette d’oltre oceano, indossavi giubbotto di pelle e stivali, e ascoltavi quelle band che suonavano musica rumorosa chiamata rock n’ roll? Eri un rocker! Scontro tra mode? Forse. Scontro tra bande locali? Sicuramente. Segno di un grande cambiamento in atto? Piuttosto evidente.

Questo particolare fenomeno sociale tornò in auge negli anni ’70 quando i leggendari The Who pubblicarono “Quadrophenia”, titolo che alludeva alla schizzo-frenia, al volubile comportamento del protagonista Jimmy e alle diverse personalità dei membri del gruppo. L’album ispirò l’omonimo film del 1978 che subito diventò culto. La pellicola scattava una lucida fotografia di una generazione alla ricerca di se stessa e della sua collocazione nel mondo, dei giovani che non disdegnavano gli eccessi, che davano spazio alla propria indole e permettevano alla violenza di avere la meglio.

Phil Daniles in una scena del film - Photo: courtesy of NexoDigital
Phil Daniles in una scena del film – Photo: courtesy of NexoDigital

Protagonista della storia diretta da Franc Roddam (eh si, proprio colui che qualche decade più tardi avrebbe ideato il talent show “MasterChef”) è Jimmy (Phil Daniles), un ragazzo londinese, appartenente ai mods, che trova gli allucinogeni cool e riesce a farsi buttare fuori di casa, perdere il lavoro e tutti gli amici, prima di capire che sia giunto il momento di crescere.

“Quadrophenia” ci mostra le scorribande del ragazzo durante un lungo weekend di festa, mentre con gli amici si reca a Brighton, dove contribuisce allo scompiglio facendo a botte con il gruppo rivale. Da questo punto di vista, niente di nuovo sotto il sole. In luoghi come il Regno Unito, però, il fenomeno creò problemi di ordine pubblico andando ben oltre il concetto di bravata del sabato sera di un gruppo di scalmanati del quartiere, mandando quindi un segnale incontrovertibile di un malessere generazionale.

Sting in una scena del film - Photo: courtesy of NexoDigital
Sting in una scena del film – Photo: courtesy of NexoDigital

La pellicola parla, infatti, di risveglio da un’illusione, di passaggio alla vera età adulta, di aspirazioni giovanili, di sperimentazioni fallimentari e di molti altri concetti senza tempo e senza luogo. Se quindi, da un lato, l’opera è passata agli annali per la sua colonna sonora e per il ritratto di un’estroversa generazione, dall’altro lato rimarrà eterna per quei sogni infranti, per quelle lezioni universali, per quel finale ricco di speranza o, forse, che mostra come certi momenti cruciali nella vita ci sono stati e ci saranno sempre.

Vedere al cinema “Quadrophenia”, per qualcuno sarà una scoperta, con protagonisti in abbigliamento buffo o, se preferite, vintage; per altri, sarà la rara occasione di godersi su grande schermo un film visto da sempre solo su monitor casalinghi; per tutti, sarà un’esperienza accompagnata da un pezzo di storia della musica moderna.

Sul sito www.nexodigital.it l’elenco delle sale e tutte le info utili. Non perdetelo e tornate a raccontarci le vostre impressioni 🙂

Vissia Menza

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