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Recensione del film horror OUIJA: Mai giocare da soli

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Superato il periodo natalizio, torniamo alle care e vecchie abitudini: possiamo essere un po’ meno buoni (ma più sinceri), in un batter d’occhio subiremo il trauma da rientro e saremo di nuovo tesi come una corda di violino, e i cinema hanno infine cambiato i palinsesti. Le risate si sono modificate e, in alcuni casi, hanno lasciato il posto a drammi e/o ad opere in grado di scuotere gli animi sensibili.

Quasi tutti conoscono Hasbro, casa produttrice di giochi e giocattoli diffusa in tutto il mondo. Sono sicura che alcuni di voi avranno visto almeno una volta la versione virtuale del suo “Ouija”. I cultori del brivido, probabilmente, avranno approcciato la misteriosa tavoletta “parlante” oppure avranno letto tomi  sulle sue stravaganti origini. Altri, invece, non staranno comprendendo il nesso tra il cinema, i giocattoli e il mondo horror.  Niente paura, anzi… pronti a tremare?

© Universal Pictures
© Universal Pictures

Da qualche ora, infatti, è approdato su grande schermo l’omonimo film diretto da Stiles White e prodotto da Michael Bay. Molti i nomi importanti che hanno lavorato al progetto, alla sceneggiatura, alla scenografia e alla riproduzione di situazioni da brivido, tutto pare studiato con molta attenzione. Lo scopo di un horror è sempre il medesimo: far leva sui comuni timori e riuscire a far sobbalzare lo spettatore che, a ben vedere, paga un biglietto proprio per essere preso in contropiede e cacciare urletti fuori programma.

Siamo sinceri, che la trama si svolga in una casa ricca di anfratti inquietanti, che producono scricchioli da crisi di panico e inducono a credere a ogni forma di possessione demoniaca (anche del vaso di fiori), è parte del gioco. La classica morte inspiegabile in apertura è l’unica leva possibile per dare il via ad un massacro in cui al massimo sopravvive un solo protagonista (ma spesso è talmente malconcio da non arrivare in fondo al sequel). E che prima o poi saltino fuori storie di bimbi in vario modo scomparsi, ce lo attendiamo tutti. Il segreto di un buon B-movie che geli il sangue non risiede qui, bensì nell’elemento a sorpresa e nella credibilità dello stupore riflesso negli occhi dai malcapitati ragazzini stolti (!).

© Universal Pictures
© Universal Pictures

Ecco, in “Ouija”, il manuale viene seguito alla lettera, anche troppo. Tutte le situazioni sono telefonate al punto che il sopraggiungere dei fantasmi provoca sbadigli, i vari ribaltoni della storia sono a senso unico e soprattutto si arriva in fondo con una tale rapidità da domandarsi “mi sono addormentata e mi sono persa la parte spaventosa oppure si sono dimenticati di montarla”?

Ammetto che la visione costante di opere ad alta tensione abbia aumentato la mia impermeabilità a scene pseudo-terrificanti, ammetto altresì di essere annoverabile tra coloro che esultano quando leggono che una pellicola di genere sia riuscita a conquistare nuovo pubblico, ma ai miei occhi “Ouija” è sembrato il classico film potenzialmente in grado di farci stramazzare che ha scelto di strizzare l’occhiolino a coloro che si vogliono avventurare in un tipo di cinema che dovrebbero evitare accuratamente. Il risultato è che anche il più timoroso degli adolescenti non riuscirà ad impaurirsi (o ridere) neppure per sbaglio. Insomma, il prodotto scorre, ha una bella confezione, ma rimane talmente lontano da noi da farci credere sia un gioco in cui dobbiamo spuntare la check-list del bravo regista in erba. E le buone intenzioni – ahinoi – non sono sufficienti a promuovere un horror. Vedere per credere.

Vissia Menza

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