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Recensione del film 45 YEARS di Andrew Haigh

By |2016-03-01T00:40:10+00:00febbraio 7, 2015|Anteprima, Cinema, Festival, Recensioni Film|

Quarantacinque anni di matrimonio, amarsi, sopportarsi nel bene e nel male, conoscere ogni sguardo dell’altro sino al giorno in cui arriva una lettera, triste, da lontano, che comunica il ritrovamento di una persona scomparsa da lungo tempo. Il ricordo del primo amore, di un’epoca andata, torna e incredibilmente scardina un solido equilibrio che regge da quasi mezzo secolo.

Alla Berlinale c’è Charlotte Rampling, rappresenta il film “45 Years”, adattamento di un racconto breve, cronaca emozionale dei giorni che precedono i festeggiamenti del 45° anniversario di matrimonio di Kate e Geoff. Girata con inquadrature strette, sempre sul volto dei due attori che interpretano i coniugi, la pellicola mostra come una lettera, inattesa, riesca a spolverare ricordi sepolti da quasi 50 anni. La notizia inizialmente stordisce lui, ma non tocca lei. Col passare dei giorni i ruoli s’invertiranno e, alla fine, sarà più provata colei che, dotata di razionalità granitica, era la migliore delle mogli e delle donne.

Agatha A. Nitecka©45Years Film Ltd

Tom Courtenay and Charlotte Rampling in “45 Years”
Agatha A. Nitecka © 45Years Film Ltd

L’opera è in concorso, è forte di due interpreti perfetti (Charlotte Rampling e Tom Courtenay) e racconta una storia che potrebbe capitare a molti di noi. La narrazione è quieta e la luce diffusa, grazie a quel cielo sempre bianco che contrasta con l’umidità costantemente nell’aria, nulla ci incupisce. Assistiamo alla trasformazione di Kate e Geoff, man mano che le emozioni prendono il sopravvento, mentre cercano di metabolizzare una notizia che credevano non li avrebbe toccati. Vediamo come il sistema nervoso consumi l’animo umano. Temiamo che la coppia non regga ad un passo dal traguardo. Riusciranno i due a festeggiare e sugellare degnamente una vita trascorsa insieme?

Al film, diretto da Andrew Haigh, però manca un non-so-che. Ammetto di non aver letto il testo originale da cui la sceneggiatura ha attinto, ma qui il ritmo cede, riconosciamo le situazioni, ci intrigano, ma non riusciamo a farle abbastanza nostre, a soffrire coi protagonisti, a tifare, comprendere e, perché no, arrabbiarci con loro. Eppure è una trama che dovrebbe appassionarci! Si parla di dinamiche di coppia, di amore, dell’invecchiare insieme, di gelosia, col suo essere insensata e senza tempo, ma non basta. Così come non è sufficiente puntare sulle abilità recitative dei due ottimi attori per ottenere un capolavoro.

Vissia Menza

Ennio Flaiano amava ricordare che “Il cinema è l’unica forma d’arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile.”, ed è Vissia ad accompagnarci con passione e sensibilità nelle mille sfaccettature di un’arte in movimento. Ma non solo. Una guida tout court, competente e preparata, amante della bellezza, che scrive con il cuore e trasforma le emozioni in parole. Dal cinema alla pittura, con un occhio vigile per il teatro e la letteratura, V. ci costringe, piacevolmente, a correre per ammirare un’ottima pellicola o una mostra imperdibile, uno spettacolo brillante o un buon libro. Lasciarsi trasportare nelle sue recensioni è davvero facile, perdersi una proiezione da lei consigliata dovrebbe essere proibito dal codice penale. Se qualcuno le chiede: ma tu da che parte stai? La sua risposta è una sola: “io sto con Spok, adoro l’Enterprise e sono fan di Star Trek”

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