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Storia di una fotografia: la denuncia di Diamond

Ci sono vite dedicate. 

Esistenze tese a dimostrare una opinione, a conoscere tutto ciò che si può apprendere su un paese o un episodio storico, a supportare una realtà sociale.

Donna Ferrato, le cui inequivocabili origini italiane dovrebbero inorgoglirci, ha dedicato la sua vita e la sua attività di fotografa alla testimonianza sulle violenze domestiche, e di conseguenza alla lotta di un fenomeno certamente antico e altrettanto certamente odioso come pochi.

Nei suoi reportage, Donna è stata spesso “embedded” con le forze di polizia, ed è a uno scatto nato durante un intervento delle forze dell’ordine che si riferisce la storia di una fotografia di oggi.

E’ già la chiamata stessa fatta al 911 ad essere leggermente diversa dal solito: l’operatrice che ha risposto si è trovata a colloquiare con un bambino che descrive una storia di quotidiana violenza sulla madre, a cui è mancato, evidentemente, il coraggio per una denuncia.

La pattuglia si reca sul posto, il bimbo apre la porta, il padre violento reagisce e finisce ammanettato. Mentre Donna sta chiedendo alla madre se può scattare, un istante dopo aver ricevuto il consenso alla fotografia, sente delle urla, si gira e… clic.

© DONNA FERRATO | ALL RIGHTS RESERVED
Ingrandire con un clic (vi prego!)

(un clic per ingrandire, ve lo chiedo per favore)

Il bambino si chiama Diamond, un nome bellissimo. E, nella loro tragicità, sono bellissime le parole che rivolge all’uomo che ha visto picchiare sua madre: “Fuori di qui. Questa non è più casa tua”.

La composizione, per una di quei miracoli fotografici che capitano a chi se li sa meritare, è perfetta. Dal confronto fra i due allo sguardo pieno di rispetto del poliziotto, dal tentativo di nascondersi della madre alla scena di un litigio immortalato nella tv, tutto ha concorso alla realizzazione di una fotografia magnifica. E piena di significato.

Mentre scrivo è da poco passato l’8 marzo. Qualche mimosa in meno, e qualche Diamond in più.

Alfonso d’Agostino

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