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Il ritorno di Jean-Marc Vallée: recensione del film WILD

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Jean-Marc Vallée regista dell’intenso “Dallas Buyers Club”, tratto dalla storia vera di un elettricista texano (che ha fatto vincere l’Oscar® a Matthew McConaughey e Jared Leto), torna dietro la macchina da presa, prende un best seller, un’altra storia vera e, con l’aiuto dall’acclamato scrittore Nick Hornby, la porta sullo schermo affidandosi ad un altro premio Oscar®, Reese Witherspoon (qui anche in veste di produttrice).

A metà anni ’90, la ventiseienne Cheryl Strayed, è una giovane alla deriva, strafatta di eroina, che tradisce il marito con il primo che passa. La prematura morte della madre le ha fatto perdere il baricentro e ora, è sola, disorientata ma determinata a tornare la donna che era. Quindi, divorzia, molla tutto, e si mette in cammino, nel vero senso della parola. Con uno zaino in spalla, percorre un bel pezzo di Stati Uniti seguendo il Pacific Crest Trail (PCT). Un percorso di trekking che va dal deserto Mojave sino al confine con il Canada, immerso nella natura incontaminata di un Paese che cambia e che ha tanto da offrire. Oltre tre mesi ((in totale 94 giorni), in solitudine, con la voglia di pensare e di trovare il modo di andare avanti. Dalle pianure alle montagne, attraverso il caldo torrido e temperature rigide. Pochi gli incontri, molti i pericoli, tantissime le paure, ma alla fine la protagonista vince tutto ed è pronta a rinascere.

Photo: courtesy of 20th Century Fox
Photo: courtesy of 20th Century Fox

Quella della Strayed è una magnifica testimonianza di quanto la forza interiore possa farci superare gli ostacoli, capire gli errori e rialzare camminando a testa alta, soprattutto con noi stessi. La donna non si è data per vinta e non stupisce che il suo racconto sia balzato in vetta alle classifiche e sia stato d’ispirazione per tante persone, donne in primis.

Cavalcando un filone molto amato, quello che ha visto il successo di opere come “Into the Wild” e “127 Ore”, questa pellicola non si sofferma sulla sofferenza fisica tipica del genere, ma preferisce indagare il lato psicologico, il crollo interiore della protagonista. Quindi, si concentra su ricordi e pensieri, parla di affetti, amore, (auto)distruzione e perdita. Cheryl stessa, nonostante le croste e le contusioni provocate dai 1600 chilometri percorsi, pare affrontare le difficoltà pratiche con brillantezza ed enorme fortuna, mentre il suo passato conquista sempre più la scena ed essere archiviato solo una volta raggiunta la meta.

Photo: courtesy of 20th Century Fox
Photo: courtesy of 20th Century Fox

Il nuovo lavoro di Jean-Marc Vallée ha un solo personaggio. Il risultato dovrebbe essere un dramma intenso dalla veloce immedesimazione, una condivisa sofferenza prima, e una condivisa vittoria dopo. Tocca temi come gli abusi, la violenza, le droghe e la famiglia che si sgretola. Ferite che, chi più chi meno, anche solo un piccolo assaggio, in molti hanno provato. Invece, la Cheryl di Reese Witherspoon è una ragazza dal visino acqua e sapone con uno zaino troppo pesante sulle spalle che grazie all’inconsapevolezza del principiante riesce in un’impresa impossibile.

“Wild”, senza porsi troppi problemi pratici e con un dolore interiore che intuiamo (ma non vediamo né tocchiamo mai), è una favola incorniciata da panorami unici che asseconda perfettamente le esigenze del pubblico in vacanza: è leggero, veloce, non doloroso, a lieto fine e ben si guarda dal dilaniare lo spettatore. Con il sentimento che latita, quindi, direi che non è adatto a chi ama le pellicole che, nel bene o nel male, emozionino e facciano meditare.

Vissia Menza

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